The Outsider - Vita e musica di Lee Morgan

The Outsider - Vita e musica di Lee Morgan

recensione apparsa su Buscadero, maggio 2009

di Marco Denti

Con una vita intensa e tragica, Lee Morgan non è stato soltanto un jazzista che ha attraversato, in particolare dal 1956 al 1972, uno dei momenti più complessi e densi della cultura afroamericana. È stato, suo malgrado e nonostante tutto, uno dei modelli fondamentali di outsider incapace di tracciare un confine tra la sua tromba sul palco e la sua faccia sui marciapiedi.
Come ricorda Ralph Matthews citato nella splendida biografia di Tom Perchard, Lee Morgan, (Odoya, 320 pagine, 20 euro):
"La gente della strada, quei fratelli e quelle sorelle che vivono una vita dura, sapevano che Lee Morgan era il migliore trombettista del mondo. I ragazzi sentivano nella musica di Lee tutta la loro forza, le aggressioni e le agonie. E i junkies? Be', i tossici sapevano forse meglio di tutti noi che Lee era il segreto re della nostra musica".
Lui, trombettista abituato all'Olimpo (ha suonato con Art Blakey e Hank Mobley, solo per citarne un paio, ma la sua discografia è ricchissima e ben riportata nelle appendici del libro di Tom Perchard) e portato a lasciarsi coinvolgere da scelte sbagliate (che lo porteranno ad un lungo viaggio nei meandri della tossicodipendenza) o da valori coerenti e condivisibili (si prestò con generosità nella lotta per i diritti civili) aveva un solo motto: "Tutto è musica. Che sia hip o no". Un personaggio da scoprire e la biografia di Tom Perchard (di cui anticipiamo, per gentile concessione dell'editore, il capitolo dedicato al più grande successo di Lee Morgan, The Sidewinder, e alla sua influenza su tutta la musica afroamericana), è lo strumento giusto.


LE VERITÀ BLUES DI THE SIDEWINDER
di Tom Perchard

L’inclusione di elementi della musica popolare nera nel jazz, insieme all’adozione di materiale simbolico proveniente dall’esperienza culturale nera, era in corso dalla metà degli anni Cinquanta, ma ora le pressioni commerciali portavano l’intera scuola dei musicisti della Blue Note a concentrarsi sulla rappresentazione di una nuova “nerezza” musicale (per merito di Lion e Wolff, molti artisti che operavano al di fuori delle forme più popolari del jazz, Bobby Hutcherson, Cecil Taylor, Don Cherry, e altri, continuarono a suonare a modo loro). Forse la pressione veniva, tra gli altri, dai distributori; Morris Levy possedeva una parte delle pubblicazioni di Morgan, e ne stava ora beneficiando. Considerato che Levy aveva una rete di stazioni radio in tutta la nazione, ed era invischiato in programmi promozionali di dubbia legalità, potrebbe non essere solo una coincidenza che, solo quando Levy mostrò interesse affinché Morgan avesse una hit, Morgan ebbe una hit. Prima della fine degli anni Sessanta, il trombettista avrebbe avuto altre due entrate nella classifica degli album Billboard: Search for the New Land, una registrazione approvata da Levy, e più tardi Caramba, i cui diritti furono inizialmente assegnati alla Blue Note ma che, per qualche ragione, furono poi trasferiti alla Nom Music di Levy successivamente alla sua entrata nella Top 200.
Altri stavano anche prendendo quello che invece spettava a Morgan. Durante il campionato del mondo di baseball nell’ottobre del 1965, Chrysler proiettò uno spot pubblicitario che mostrava una strumentazione per orchestra di The Sidewinder. Mentre guardava una delle partite, a casa con il suo collega Ted Curson, trombettista di Philadelphia, Morgan si sorprese nell’ascoltare la sua musica, e il giorno dopo controllò che avesse avuto licenza. Ma, seppure apparso in una delle pubblicità più costose della tv, il compositore non ricevette nulla, la sua musica era stata riprodotta abusivamente. Morgan si lamentò, la pubblicità fu ritirata e il caso fu chiuso dopo una minaccia di citazione in giudizio. Dalla sua pubblicazione alla sua disponibilità commerciale, The Sidewinder fu soggetta ad appropriazioni illecite in cui gli interessi e i diritti del compositore ed esecutore del pezzo erano continuamente sopraffatte da quelli degli uomini d’affari.
Forse questo fu l’episodio che ispirò il titolo della composizione di Morgan del 1967 Short Count, che, secondo un collega musicista, portava il sottotitolo non stampato “I Was Robbed”.
Terminato il tour con Art Blakey, in aprile Morgan fu spinto ad incidere The Rumproller, la cui title track era un blues di forma allungata composto da Andrew Hill. Non è chiaro perché si fosse ritenuto appropriato tentare di ricreare la hit di Morgan con il lavoro di un altro compositore, senza nulla togliere a Hill, che era considerato uno dei musicisti più intellettuali e avanguardisti della Blue Note. Nonostante o a causa di questa reputazione, Hill compose e incise molti pezzi funk e groovie nel corso degli anni sessanta, a cominciare da The Rumproller. Poche tra queste erano particolarmente interessanti, di grande successo commerciale; infatti Hill era (e nelle riedizioni rimane) uno degli artisti meno venduti della Blue Note. Ma qualunque cosa il seguito di The Sidewinder sembrasse, un ragionevole ritorno era alquanto garantito, e sebbene i diritti di alcuni pezzi di Morgan stessero passando a Morris Levy, The Rumproller di Hill fu assegnato alla compagnia di pubblicazione della Blue Note, la Blue Horizon Music. Attraverso Hill, quindi, la Blue Note raccolse un beneficio editoriale tardivo dal successo di Morgan.
Dopo The Sidewinder, le tracce di apertura di molti album di artisti della Blue Note erano per la maggior parte pezzi in stile R&B con un potenziale da hit, solitamente qualche traccia di blues esteso modellato sul pezzo di Morgan. Identificato come blues per il cambio all’accordo di sottodominante nella quinta battuta (non importa che tipo di variazioni avesse fatto dopo) e anche come R&B per le costruzioni della sessione ritmica che li ha sottolineati, questi motivi aprivano quasi tutti i dischi che Morgan produsse dal 1965 al 1969. Alla fine del decennio, Horace Silver elogiò le composizioni di Morgan in termini del senso del mercato che mostravano, dicendo che il trombettista «scrive dei buoni motivi, hanno senso. Sono ben pianificati. Negli ultimi due anni ha sviluppato l’abilità di piacere al grande pubblico. Guarda i suoi pezzi di apertura. Specialmente nelle sedute di registrazione, Lee sa esattamente cosa vuole, e lo ottiene». Anche se la pubblicazione dei pezzi più venduti di Morgan apparteneva a Levy, nel giro di un paio d’anni quel contratto sarebbe cessato e Morgan avrebbe riacquistato (un po’) di controllo sui suoi diritti; inoltre, qualunque fossero gli accordi, il trombettista beneficiava dell’enorme incremento delle vendite dei dischi che lo stile più commerciale aveva permesso loro. «Lee Morgan mi diceva che era questo che lo faceva andare avanti anche quando era un tossicodipendente», ricordò il trombettista Woody Shaw.
La maggior parte degli evidenti punti di contatto tra jazz strumentale e musica soul vocale si presentarono la dove il jazz riutilizzava canzoni, grooves, tecniche melodiche o armoniche di un genere più popolare (un buon esempio è The Dip di Hank Mobley, al quale Morgan collaborò nel 1965: il pezzo sembrava composto da Holland-Dozier-Holland, e le figure di accompagnamento pianistico di Harold Mabern potevano benissimo essere cantate dai Supremes). Come risultato della sua hit, comunque, Morgan era sul punto di diventare uno di quei pochi jazzisti a raggiungere abbastanza successo commerciale da garantirgli l’attenzione di star come Ray Charles e James Brown, che avevano entrambi mantenuto un certo interesse nella partitura standard e nel materiale jazz popolare nonostante avessero coltivato i loro generi R&B e soul commerciali di successo.
Nel 1965 James Brown fece una cover di The Sidewinder (e di Song for My Father di Horace Silver) in uno dei suoi album strumentali, Plays Yesterday and Today; Ray Charles avrebbe in seguito registrato il pezzo di Morgan nel suo My Kind of Jazz.
Il pezzo di Herbie Hancock Watermelon Man del 1962 divenne popolare in seguito alla cover che ne fece Mongo Santamaria, e più tardi Gloria Lynne. I vari generi di musica nera erano impegnati in una conversazione: il disco di Lynne era stato in classifica nelle settimane che precedettero l’incisione di Cornbread di Morgan nel settembre del 1965, la cui traccia di apertura si avvicinava molto al modello di Watermelon Man. Sulla scia di The Rumproller e The Gigolo di luglio, Cornbread fu un altro tentativo di emulare il successo di The Sidewinder; alcune delle melodie contenute in questo seguito suggeriscono che i compositori, gli esecutori e i produttori coinvolti stavano cercando di capire a posteriori le ragioni della popolarità di quella hit. Che il genere blues esteso fosse un fattore importante era un dato di fatto, ma apparentemente poco altro era chiaro. The Sidewinder era stata composta velocemente, e provata in studio, e le battute d’apertura delle registrazioni mostrano come la band stesse ancora lavorando su quale tipo di senso ritmico il pezzo dovesse avere: le crome del Charleston di Billy Higgins vengono suonate con un senso di swing jazz, mantenendo la fluidità del R&B e comunicando la stessa tensione che aveva caratterizzato il primo Rock and Roll.

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Il numero di Buscadero di Maggio

Buscadero, numero di Maggio

Pubblicato: 29.06.2009
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