Le Biciclette Bianche sul Mucchio

Le Biciclette Bianche sul Mucchio

Recensione apparsa su il Mucchio di luglio e agosto 2010

di Carlo Bordone

Come si fa a non odiare Joe Boyd? Uno che non solo ha avuto venticinque anni nel 1967, ma che a quell’età è stato dovunque e con chiunque valesse la pena essere. Uno che stava dietro al mixer al festival di Newport nel ’65 e che l’anno prima accompagnava in un folle, struggente tour ferroviario in Europa Muddy Waters, Sister Rosetta Tharpe e Friedman Hawkins. Uno che ha visto nascere davanti ai suoi occhi capolavori della musica moderna come Liege And Lief dei Fairport Convention e The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd. Uno che ha ascoltato i silenzi di Nick Drake, coccolato la morbida follia dell’incerdibile String Band e cercato inutilmente di allontanare dall’abisso Syd Barret. Uno che è stato fidanzato con Lynda Thompson e probabilmente con decine di altre bellissime ragazze hippy, molte delle quali magari frequentavano l’UFO Club, locale di sua proprietà e incidentalmente una delle “tane” più famose nella storia della controcultura.

Già come si fa a non odiare Joe Boyd? Semplice: basta leggere i suoi ricordi di quegli anni. Nessuno li aveva mai raccontati così bene. Al di là della conoscenza diretta dei fatti, ad affascinare inesorabilmente sono la prosa elegante e colta, la raffinatezza dell’analisi e la capacità di giudicare con la giusta prospettiva storica (mai disgiunta da un affetto sincero per le passioni della propria gioventù) quell’irripetibile periodo di cambiamento. Tutto ciò fa di questo libro, uscito in Inghilterra un paio di anni fa, uno dei più bei memoir che si siano mai scritti in ambito rock.

Si riflette (acutissime le considerazioni su musica nera e cultura bianca, così come quelle sul diverso modo di rapportarsi rispetto alla tradizione di inglesi e americani), ci si emoziona, a volte ci si commuove, spesso si ride di gusto. Come nel punto in cui Joe racconta del suo affaire andato a vuoto con una ragazza: non solo è costretto a dormire sul divano, ma al mattino dopo si ritrova Bob Dylan nella doccia. Ogni tanto girava storta anche a lui, in quei favolosi anni Sessanta.




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Pubblicato: 21.07.2010
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