Anni di piombo. La graphic novel Odoya

Anni di piombo. La graphic novel Odoya

QUEL DELITTO DA RILEGGERE NELL'EMILIA DEGLI ANNI DI PIOMBO

Recensione apparsa su Corriere della Sera il 5 agosto 2010


di
Antonio D’Orrico

Adelchi è un giovane politicamente inquieto.

Freddato nel 1975.
Una storia liberamente ispirata a un caso dell'epoca
più misteriosa del dopoguerra italiano,
firmata da due ragazzi di allora



Anni di Piombo, anni in cui «si ammazza la gente per quello che è, perché è diversa, politicamente e culturalmente», scriveva Carlo Lucarelli. Negli anni Settanta, gli anni della "violenza diffusa", capita così che un giovane venga ucciso a Reggio Emilia, in una strada di campagna, e per anni si cerchi invano il colpevole sia a destra sia a sinistra.
Alceste Campanile era un ragazzo impegnato e inquieto, politicamente. Al liceo si era unito al Fronte della Gioventù ed era un "camerata" molto vicino alle compagini di estrema destra emiliane. Posizioni ripudiate tra la metà e la fine del 1973, quando Alceste entra in contatto con il movimento della sinistra militante e passa nel Circolo Ottobre, uno dei rami emiliani di Lotta continua. Per i neofascisti diventa un traditore e un rinnegato. Alla vigilia delle elezioni amministrative, la sera del 12 giugno 1975, una coppia di giovani trova il corpo di Campanile sulla strada tra Montecchio e Sant'Ilario. Due colpi di pistola, uno alla testa e uno al cuore. Un'esecuzione in piena regola.
Per anni si indaga a tutto campo negli ambienti politici extraparlamentari. I carabinieri sospettano le Brigate rosse o qualche gruppuscolo a esse affiliato. Il padre di Alceste sospetta i compagni di Lotta continua. Per gli amici si deve seguire la pista nera. Solo di recente, nel 1999, arriva la confessione di un ex militante neofascista, Paolo Bellini, già imputato per diverse rapine e coinvolto in varie trame oscure di quegli anni. Caso chiuso: il killer per la magistratura è proprio lui, ma il reato è prescritto. La sentenza di primo grado viene confermata nel 2009 dalla Corte d'Assise d'appello di Bologna. Ma tanti dubbi restano e l'epoca non è di certo chiusa con quella auto-accusa.
Anni che tornano nella graphic novel dei giornalisti de Il Messaggero Alberto Guarnieri – nato a Parma nel 1955 – ed Emilio Laguardia, cinquantaquattrenne di Torre Annunziata. Ragazzi di quegli anni, di quella generazione che ha sfiorato passioni e deliri di una delle epoche più inquiete e ancora misteriose del dopoguerra italiano. Nella loro storia c'è un altro Alceste, di nome Adelchi Chiesa, e la sua è una delle tante storie di quegli anni di affannoso impegno politico. Anche lui vittima di un delitto nello stesso 1975 che è stato teatro di altri omicidi apparentemente insolubili, primo fra i tanti quello di Pier Paolo Pasolini.
La storia vera di Campanile è fonte di ispirazione e non un racconto da ripercorrere per non dimenticare. Un delitto emiliano, con le sue linee essenziali e marcate, in rigoroso bianco e nero, risulta così molto lontano da quelle storie care ai comics statunitensi, quei "what if' dove nuove avventure dei protagonisti si svolgono in un mondo parallelo con qualche elemento di fondo cambiato rispetto a quello delle consuete avventure. La storia, in questo caso, è innanzitutto racconto di un'epoca. Da "rileggere" con una lente ad ampio spettro che provi ad abbracciare tutto il non detto e tutte le ambiguità.

1975, UN DELITTO EMILIANO sarà in libreria nel gennaio 2011

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Pubblicato: 07.08.2010
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