Daft Punk, le icone cyborg in una biografia

Daft Punk, le icone cyborg in una biografia

IL DUO FIRMA LA COLONNA SONORA DI TRON: LEGACY. LA LORO STORIA ESCE PER LE EDIZIONI ODOYA
Recensione apparsa sul Corriere di Bologna il 02 Gennaio 2011


di Andrea Rinaldi

Da mercoledì è arrivato anche in Italia Tron: Legacy, il sequel 3D di quel Tron che, con Jeff Bridges nel 1982, cominciava a porsi delle domande su tecnologia e prodigi dell’informatica diventando poi un cult.
Il battage pubblicitario ha creato un’enorme aspettativa, ma non da meno è stata la partecipazione alla colonna sonora di un duo elettronico di cui si attendeva da ormai sei anni un nuovo disco.
Loro sono i Daft Punk, due icone della house francese su cui doveva per forza cadere la scelta musicale del film, vista la mise robotica con cui amano suonare in pubblico e che li ha quasi trasfigurati su tutte le copertine patinate del globo. La casa editrice bolognese Odoya ha così deciso di dedicare una monografia alla coppia parigina formata da Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem Christo firmata dal giornalista musicale Marco Braggion: si intitola
Daft Punk. Icons After All (15 euro ) ed è un percorso che si snoda dalle prime comparsate musicali del duo con Laurent Brancowitz dei Phoenix fino alla loro completa identificazione con l’immaginario cyber, ma anche glamour delle sfilate di alta moda per la maison Jean Paul Gaultier. «Ricollegandosi all’immaginario del primo film, Tron: Legacy riporta in luce l’amore per gli anni ’80 dei Daft Punk, operazione che loro stessi avevano fatto con successo nel loro secondo album Discovery e che ora, oltre che musicale, è pura promozione della loro immagine – spiega Braggion – la colonna sonora, infatti, è uscita da due-tre settimane, quindi molto vicina al film, è didascalica, ci sono pochissimi pezzi che potresti suonare a una festa house, gli altri sono di accompagnamento alla scena, inoltre loro due compaiono nel film come deejay e questo era già successo con il film Interstella di Matsumoto, dove diventano icone di se stessi».
La colonna sonora della pellicola rimane sì sul terreno della house che i Daft hanno contribuito a caratterizzare come «frech touch», ma spazia su altre sonorizzazioni e si avvale del contributo di un’orchestra di cento elementi fatta giungere dai modernissimi Lyndhurst Studios di Londra. Sono ormai un simbolo e una garanzia: «Sono icone – ripete Braggion – fanno quello che fanno tutti nei ’90, ma lo fanno bene e fanno il botto con il primo disco Homework, poi iniziano a indossare i caschi e cambia tutto, diventano ancor più riconoscibili pur trasformandosi in robot, così facendo creano un’immagine pubblica che si sovrappone alla realtà e la cancella». La furba operazione non è stata priva di conseguenze: il loro manager Pedro Winter è riuscito a usarne il successo per far emergere altri deejay che abitavano a Parigi, come Mr. Oizo, Sebastian, Justice e che infiammano tutti i sabati sera le discoteche di mezzo mondo.


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Pubblicato: 05.01.2011
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