Tracce di rossetto su Lo Straniero

Tracce di rossetto su Lo Straniero

Recensione apparsa su Lo Straniero di Gennaio 2011

di Simone Caputo

Greil Marcus insieme a Lester Bangs è una delle voci fondamentali della critica musicale statunitense.
E come accade per Bangs, è la sua capacità di scrittore, il linguaggio diverso da quello solito della critica musicale, a rendere il suo essere indagatore e interprete della storia attraverso la musica ancora più affascinante.
Una delle suo opere più importanti, Lipstick Traces: a secret History of the 20th Century, era apparsa nel 1991 in Italia, pubblicata da Leonardo di Milano, per poi scomparire. Da allora nessuno si era interessato alla ristampa di un lavoro così unico (negli ultimi anni Arcana e Editori Riuniti hanno pubblicato Repubblica invisibile e Mystery Train, mentre la Donzelli Like a Rolling Stone); finalmente, e con merito, la giovane casa editrice Odoya, lo ha ripubblicato con titolo
Tracce di Rossetto.
Marcus delinea in questo testo una sorta di storia del XX secolo solo apparentemente bizzarra; una storia alternativa, perché raccontata attraverso nuovi linguaggi, estetiche provocatorie e critiche verso la società, elementi di rottura e innovazione: dal Cabaret Voltaire all’Internazionale situazionista, fino al Punk e ai Sex Pistols. Un’apparente follia letteraria che nasce dalla musica e da una domanda molto semplice che Marcus si pone: “Ascoltando Anarchy in the UK anni fa, tutto quello che volevo sapere era perché il disco era così potente”. Dalla Domanda nasce un personale resoconto di ciò che Malcom McLaren fece del vecchio progetto d’arte dell’Internazionale situazionista – che nel 1975 appariva come lettera morta spedita da un tempo mitico – il cui medium divenne Johnny Rotten. “Quando era sul palco e apriva la sua bocca fissando gli occhi sulla folla, varie persone che non si erano mai incontrate (…) cominciarono a parlarsi, e il rumore che fecero era quello di sentirsi”. Una tradizione sconosciuta di vecchi pronunciamenti e avvenimenti, una storia di desideri e sconfitte entrò nella voce di Rotten, e poiché questa tradizione mancava di sensazioni culturali e di legittimità politica, poiché questa storia, la storia del punk, era composta solo di storie non finite e insoddisfatte, portava con sé una forza enorme. Tutte le richieste che il dadaismo fece all’arte, che l’Internazionale situazioni sta fece al suo tempo, vennero alla luce nella musica dei Sex Pistols, dal microfono di Johnny Rotten.
E così il mercato pop fu invaso da desideri che non era in grado di soddisfare. Una storia già vista si ripeteva coi Sex Pistols, ma in un ambito di divertimenti e consumi: un’ultima illusione, un’ultima vertigine, in cui libertà e terrore convivono. “A cheep holiday in other peoples misery!” come gridava Rotten in Holiday in the sun.
Tracce di Rossetto non è un racconto ammiccante, né un’agiografia gratuita del punk; è una visione diversa della storia del Novecento in cui trovano spazio alcune minoranze fondamentali. E’ anche la storia di una certezza del fallimento, scrive Marcus: “tutti coloro che intravedono la possibilità in un momento spettrale, diventano ricchi, e se lo restano, sono sempre impoveriti. Ecco perché, mentre scrivo, Johnny Rotten è una pop star che non può permettere ai suoi ammiratori di dimenticare i Sex Pistols, perché Guy Debord scrive libri sul suo passato, perché la Hacienda è un night club a Machester in Inghilterra. (…) Se tutto questo sembra troppo per poter essere contenuto in una canzone pop, quello è il motivo per cui questa storia è una storia, se lo è. Ed è il motivo per cui qualsiasi buona canzone punk può sembrare la cosa più fantastica che tu abbia mai sentito, e lo è. Quando non lo è, vorrà dire che la storia ha imboccato la sua svolta successiva”.


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Il numero de Lo Straniero con la recensione al libro

Lo Straniero con la recensione di Tracce di Rossetto

Pubblicato: 05.01.2011
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