Ian Curtis, recensione su Rumore

Ian Curtis, recensione su Rumore

Recensione apparsa sul Rumore di Febbraio 2011


di Luca Frazzi

Su Ian Curtis si è scritto molto, in questi 31 anni che ci separano dal suo suicidio, tanto da chiedersi se davvero occorreva aggiungere qualcosa al racconto di una vicenda che da tempo è di dominio pubblico.
E’ con queste premesse che mi sono accostato alla lettura del libro del giornalista Mick Middles e di Lindsay Reade, vedova di Tony Wilson e fondatrice della Factory Records. Terminato il libro posso dirlo: sì, occorreva. Perché quella di Ian Curtis è una figura che merita ben più di certe analisi “di comodo”, tanto complessa e controversa da destare ancora un interesse reale, non “accademico”.
Anche oggi, nel 2011, leggiamo con passione le vicende di un ragazzo infatuato prima del glam, poi del punk, infine della morte, nella Manchester grigia della fine degli anni Settanta, una parabola esistenziale che va al di là dei clichè che la stessa storia del rock ha prodotto. Ian Curtis era un ragazzo di periferia che incarnava la sua epoca in tutta la sua negatività, il figlio di un’Inghilterra disillusa che faticava a risollevarsi da una crisi economica devastante e che non conosceva utopie. Ecco perché i Joy Division non sono soggetti a revival ciclici: perché il loro culto è fondato sul realismo estremo e non necessita di iniezioni di mito.
Questo libro non rappresenta né il punto di vista della moglie né quello dei compagni della band o di manager cinici (o meglio, non solo). E’ lo studio accurato della vita di un ragazzo fragile, combattuto tra gli eccessi e la conservazione, insicuro ed egoista, ma vero. E’ la rilettura attenta di una vicenda umana, prima ancora che artistica. Curtis non era solo il frontman dei Joy Division, la band post-punk per antonomasia. Non si limitava a cantare il malessere di una generazione, lo viveva. Sulla propria pelle, sino alle estreme conseguenze. Per questo, quando si parla di lui, lo si fa con un pudore che non ha eguali. Mick Middles e Lindsay Reade non si sottraggono alla regola.


Copertina del numero di Rumore su cui è apparsa la recensione

Copertina di Rumore su cui  apparsa la recensione di Ian Curtis, la vita e i Joy Division



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Pubblicato: 14.03.2011
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