1975, un delitto emiliano su Il Mattino

1975, un delitto emiliano su Il Mattino

Recensione apparsa Il Mattino il 19 Luglio 2011
GRAPHIC NOVEL

A fumetti gli anni di Piombo e l’uccisione di Campanile

di Guido Piccoli

Di omicidi impuniti ce ne sono tutti gli anni. Nel 1975 ci fu quello di Pasolini, il più famoso, ma anche quello di Alceste Campanile, ammazzato con due colpi di pistola su una colina fuori Reggio Emilia, al cui responsabilità è stata attribuita di volta in volta ai cosiddetti camerati o ai cosiddetti compagni. In ogni caso suoi amici, perché nella sua breve esistenza Alceste frequentò prima quelli del Fronte della Gioventù per passare dall’altra parte dello schieramento politico, con quelli di Lotta Continua. La vicenda di Alceste viene riproposta da una graphic novel scritta e disegnata da Alberto Guarnieri e Amilio Laguardia, 1975. Un delitto Emiliano (pagg 113, euro 15), che la casa editrice Odoya pubblica quasi in contemporanea con la riapertura delle indagini sul suo assassinio da parte della Procura di Reggio Emilia. Una coincidenza che grava sull’opera, nonostante i suoi autori sostengano che non rappresenta il tentativo di cercare una verità alternativa a quella giudiziaria, che per ora indica come autori di quell’esecuzione spietata due avanguardisti neri.

In
1975. Un delitto Emiliano Alceste diventa Adelchi, un ragazzo appassionato e ingenuo che si trova, suo malgrado, tra una brutta storia di un sequestro «rivoluzionario» finito male e una storia d’amore impossibile con la moglie di un dirigente del Pci che a Reggio, finché è esistito, ha sempre voluto dire il Potere. Mischiando realtà e finzione, Guarnieri e Laguardia hanno inserito nella Storia, tra eskimi e chiavi inglesi, 2Cv e R4, anche Dario Fo che recita «Mistero Buffo» e Giorgio Almirante che fa un comizio in una piazza blindata. E poi Lucio Dalla, a cui Alceste, ottimo chitarrista, avrebbe dovuto fare da spalla, per un concerto «militante», la sera dopo quella in cui morì con un proiettile nel cuore e un altro in testa.

E proprio Lucio Dalla firma la prefazione del libro, ricordando come quegli «anni di piombo», costellati da varie storie tragiche come quella di Alceste, fossero contrassegnati da una grande energia e da una forte mobilitazione delle coscienze «che ti faceva vivere e sperare, al di là dei grandi sbagli che si facevano». Proprio come scrive Dalla, definendolo un’analisi storico-visiva, 1975 un delitto emiliano ha il pregio di descrivere un’epoca lontana quasi quarant’anni su cui non c’è una visione condivisa, come d’altronde succede anche per le vicende, ancora più lontane, della Resistenza. E il mezzo fumetto, anche in questa opera, dimostra la sua capacità di racconto non convenzionale. «Consente di liberarsi un poco. Abbasso gli slogan, sempre», conclude Dalla.
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Pubblicato: 25.08.2011
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