Bob Dylan su Rolling Stone

Bob Dylan su Rolling Stone

NESSUNO LO CONOSCE PIU' DI ME
Recensione apparsa su Rolling Stone di Novembre 2011

di Pietro Negri

Greil Marcus ha incontrato Dylan nel 1963 nel New Jersey: era andato a sentire Joan Baez, ma i 4 minuti di With God on Our Side lo convinsero che quel ragazzo con la chitarra “stava riscrivendo la Storia dell’America”. Oggi, quasi 50 anni dopo, esce anche in Italia il libro che in poco meno di 500 pagine raccoglie quasi tutto ciò che Marcus ha scritto su Dylan: Bob Dylan. Scritti 1968-2010 (Odoya editore).


Secondo te, perché Dylan suona in Vietnam e non cambia neppure un dettaglio del suo concerto?
Credo sia una delle lacune più evidenti di Dylan. Un performer deve rendersi conto chi ha di fronte, e usare quest’informazione per rendere unico lo spettacolo che propone, soprattutto se –per stare al tuo esempio –suona per la prima volta in un Paese che ha avuto un rapporto così complesso, difficile, anche terribile con gli Stati Uniti. Avesse detto anche solo: “ Non riesco neppure a esprimere a parole che cosa significa per me essere qui”, senza dubbio avrebbe fatto un concerto migliore, perché si sarebbe dovuto confrontare con se stesso e superarsi.

Come hai scelto i pezzi da inserire nel libro?
Ho cercato di mettere tutto quanto ho scritto su Dylan negli ultimi 42 anni, a condizione che non fosse ripetitivo e che non fosse scritto così male da farmi vergognare… Non ho aggiornato nessun giudizio, non ho cambiato nessun parere critico. Ho corretto alcuni errori, ma l’idea è che il libro racconti la storia dell’impegno nei confronti di un artista e musicista a cui non sono mai venuto meno.

C’è qualche intuizione di cui vai fiero, o giudizio critico con cui oggi dissenti?
Ci sono punti nel libro in cui mi sono certamente sbagliato, soprattutto quando cercavo di autoconvincermi che certi concerti erano dei gran bei concerti, ma dentro di me sapevo che non era vero. Penso al tour del 1974 con La Band che segnava il suo ritorno come performer dal vivo. Dopo l’incidente del 1966 non ha suonato in maniera regolare fino al 1974, e io volevo che fosse un grande evento. Non lo fu. L’ho visto fare concerti decisamente migliori, prima e dopo quel tour.

C’è qualcuno dei suoi dischi recenti che consideri all’altezza del miglior Dylan?
Gli ultimi 20 anni sono stati un universo particolare, nella musica di Dylan. Ora ciò che davvero gli interessa è studiare la struttura delle canzoni, ritmo e melodia, e basta. È una fase che è cominciata con Good As I Been to You e World Gone Wrong nel 1992 e nel 1993 quando ha iniziato prendere vecchie canzoni della tradizione e suonarle in modi totalmente nuovi e mai sentiti prima. E questo ci porta Time Out of Mind del 1996 composto di canzoni interamente sue, il suo mondo oggi è così cupo, amaro, triste…Non c’è nulla che conti davvero, se non provare a dire come non esista nulla che conti veramente in questa vita. Il mondo non ha senso, la vita non ha senso, ma farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per dire questa verità nel modo più efficace. Questi tre album hanno cambiato tutto, nel modo in cui si propone Dylan. Quindi ora non mi interessa Dylan perché ha fatto la Storia, chi se ne frega, mi interessa perché si è reinventato, è diventato più amaro, disilluso, violento.

Questo mi pare importante non stiamo parlando degli anni ’60 vero? Anche perché a lui sembrano piacere di più altri periodi della sua carriera, tipo quello cristiano prima e dopo il 1980 che vale circa un terzo del suo attuale concerto.
Credo lui ritenga siano buone canzoni e che possano dargli soddisfazione se suonate come fa ora, improvvisando, almeno in parte, ogni sera. A me quel periodo non piace per nulla, però capisco che non avrebbe mai scritto altre cose che invece apprezzo, come Blind Willie Mc Tell, senza attraversare quella crisi mistica. Nell’università in cui insegno, il mio corso tratta anche di Time Out fo mind, partendo dai discorsi di Abraham Lincoln e investigando le dimensioni del giudizio, della punizione, del tradimento all’interno della cultura americana. Spesso quel disco non viene capito: si crede che parli di dell’abbandono da parte di una donna, mentre invece esprime tutta la delusione, l’assenza di speranza, l’amarezza di chi ha perso la fede in Dio.

Ma tu ti chiedi mai come vive Dylan, che cosa fa nel corso di una giornata?
No, assolutamente no. Ho scritto di lui per più di 40 anni, ma non ho ancora cercato di incontrarlo.


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Bob Dylan di Greil Marcus (Odoya editore)

Pubblicato: 28.10.2011
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