Lou Salomé sull'Indice dei Libri

Lou Salomé sull'Indice dei Libri

IL FASCINO IRRESISTIBILE DI UNA DONNA
Recensione apparsa su l'Indice dei Libri del mese di Gennaio 2012

Non aver bisogno di niente

di Uta Treder
docente di Letteratura tedesca presso l’Università di Perugia

Bene ha fatto la casa editrice Odoya a ripubblicare, a quasi cinquant’anni dall’uscita nel 1962, la biografia di Lou Andreas Slomé (Heinz F. Peters, Lou Andreas Salomé, mia sorella mia sposa ed. originale 1962 trad. dal tedesco di Amina Pandolfi, prefazione di Roberto Fertonani in appendice Claudio Magris, pp. 415, € 20, Odoya, Bologna 2011), perché se c’è una donna nella cultura, non solo tedesca, ma europea, il cui fascino perdura nel tempo e resiste intatto, anzi accresciuto con i decenni questa è proprio lei. In Lou tutto affascina: la bellezza, l’intelletto, la trasgressività ribelle e pudicamente provocatoria, persino la provenienza si inscrive perfettamente nel quadro della sua irresistibile malia.

Nata nel 1861 a San Pietroburgo, figlia di un generale zarista di origine franco-tedesca, passa la sua infanzia nell’agiatezza dell’alta aristocrazia russa, rivelando fin da bambina straordinarie doti fantastiche insieme a una spiccata capacità introspettiva e un irrefrenabile bisogno di libertà. Non stupisce che chi, a sedici anni, rompe con l’ortodossia protestante, stringendo un rapporto scandaloso con il pastore olandese Hendrik Gillot, un uomo sposato con figli e predicatore di grido a San Pietroburgo, scelga come proprio motto le parole “Osare tutto e non aver bisogno di niente”. Con Gillot che le impartisce un insegnamento sistematico della filosofia antica e moderna – leggono insieme Kant – Lou scopre l’unione per lei diventata poi indissolubile fra eros e intelletto. Quanto più grande è lo stimolo intellettuale di un uomo tanto più grande è l’attrazione erotica che lei sente, una predisposizione caratteriale indubbiamente insolita che prepara il terreno al suo incontro con Freud e con la psicoanalisi. Ma Lou non si attiene alle regole del gioco borghese. Il suo amore per Gillot cessa nell’istante stesso in cui questi le chiede di sposarlo. Avverte questa richiesta come atto sacrilego di colui che le aveva scelto come sostituto del dio della sua infanzia e come sostituto del padre prematuramente scomparso, la avverte anche come attentato a quella libertà che proprio per mezzo di lui era riuscita a realizzare. Il fatto è che Gillot, aveva comunque esaurito il suo compito avendole dato quella solida base del sapere sulla quale può poggiare l’edificio della sua formazione. Molti anni più tardi Lou costruì, sulla storia con Gillot il suo romanzo Ruth.

All’anelito di libertà e indipendenza Lou deve anche la sua carriera di scrittrice. Per allontanare la figlia da San Pietrobugro la signora von Salomé aveva acconsentito al progetto di studiare a Zurigo, dove la gioventù scapestrata d’Europa, soprattutto quella russa, si era data appuntamento. Ma lì Lou studia con tale impegno da compromettere addirittura la salute. Per riprendersi viene mandata in Italia, dove in casa di Malvalda von Meyesburg, mazziniana convinta, strenua paladina della giustizia sociale e una delle figure di spicco nella lotta per i diritti delle donne conosce l’allora trentottenne Friedrich Nietzsche e il di lui amico Paul Reé, studente di medicina e filosofo dilettante. Tutti e due si innamorano della giovane russa e le chiedono la mano, ma lei non vuole sposarsi, non intende affatto rinunciare alla libertà appena conquistata. È di Lou, allora ventunenne, l’idea sbalorditiva di vivere insieme –lei e i due uomini –in un triangolo da lei battezzato in modo blasfemo “la santa trinità”. Per strappare alla famiglia il permesso di restare ancora all’estero inventa il progetto di scrivere un romanzo, un romanzo che scriverà poi davvero dando inizio alla sua carriera di scrittrice. Oltre a una serie di romanzi e racconti, Lou produrrà la prima biografia di Nietzsche, un libro su Rainer Maria Rilke, il ringraziamento a Freud e una serie di saggi di indagine psicologica sulla natura dell’eros, anche di quello specificamente femminile. Che troverà i suoi momenti più alti in Die Erotik e Der Mensch als Weib.

La “santa trinità”, immortalata nella famosissima foto che vede Nietzsche e Rèe trainare un carro sul quale Lou con in mano una frusta è inginocchiata, dura poco. A lasciare il triangolo è Nietzsche, ossessionato dalla gelosia e manie di grandezza che già preludono alla futura follia. Secondo Peters – e c’è da credergli – la rottura avrebbe ispirato all’autore dello Zarathustra la più misogina delle sue affermazioni sule sesso femminile: “vai dalla donna? Non dimenticare la frusta”.

Per cinque anni Lou continua a convivere con Rée in un rapporto di assoluta castità. Sull’astensione dal sesso Salomé insiste nella sua autobiografia Lebensrückblick (Il mito di una donna, Guarladi, 1975), astensione che si estende anche al matrimonio con l’orientalista Carl Friedrich Andreas, nato a Giva di padre persiano e madre tedesca, che lei sposa nel 1897. L’attrazione per Andreas è fulminea perché fin dal primo incontro scopre in lui la sua stessa primitiva potenza vitale. Per lui lascia Rée, lo sposa (un matrimonio che durerà fino alla morte), ma non ne condivide, se non raramente, la quotidianità (lei sempre in viaggio per il mondo con amiche e amanti), e nemmeno il letto. Peters riconduce questo rapporto veramente fuori dal comune al teatrale gesto di suicidio di Andreas, che, una sera mentre stanno a tavola, si conficca un coltello nel petto costringendola così a sposarlo. Nelle sue memorie, invece, Lou accenna a un’altra ragione per non aver mai consumato il matrimonio: al tentativo di stupro avvenuto un pomeriggio mentre lei dormiva. Tentativo al quale lei avrebbe reagito, ancora dormendo, con una reazione spontanea di strangolamento, svegliata dal sonno solo dal di lui rantolo, e con l’esclusione del rapporto sessuale per ben quarantatrè anni, tanto durò il matrimonio.

Però l’intesa intellettuale con Andreas è sempre stata buona. È attraverso di lui che conosce bene Ibsen. I sei saggi sulle protagoniste dei drammi familiari del drammaturgo norvegese, originalissimi e profondi, raccolti nel suo secondo libro del 1892 (Figure di donne, Iperborea, 1997), sono infatti dedicati al marito. Essi costituiscono altrettanti percorsi dell’emancipazione femminile intesa come “piena conquista di sé” della donna, che avviene sotto il vessillo di amore e libertà, un binomio che contraddistingue tutta la vita di Lou Andreas Salomé stessa. Il fatto è che per Salomé l’attività erotica e quella intellettuale si stimolano a vicenda perché sono riconducibili alla stessa forza vitale.

Scrive Claudio Magris nell’appendice del volume: “ La vita amorosa di Lou (…) ha la forza selvaggia e pacata della natura”. Nei suoi amori Lou è stata guidata da un istinto superiore: prima Nietzsche e Rée che fortificano soprattutto il suo intelletto, poi il marito che, pur essendo uno studioso di fama, era anche l’incarnazione della più forte vitalità, poi l’unione completa, sorella e sposa, con Rainer Maria Rilke, il poeta di quattordici anni più giovane di lei, conosciuto nel 1897 e, infine, in mezzo a tanti amori passionali (un russo, capace di strappare i chiodi con i denti dal muro, un politico socialdemocratico tedesco, un medico viennese ecc.), l’incontro con Freud.

Nei due viaggi nel suo paese d’origine Rilke da lei imparò la grande lezione della Russia, lo spazio sconfinato della steppa, il paesaggio del grande fiume Volga e la particolare religiosità del popolo che fu determinante per la prima raccolta lirica Il libro d’ore. Lei da Rilke riceve una delle grandi esperienze cognitive che la preparano alla psicoanalisi: in un artista l’energia erotica confluisce quasi interamente nell’opera sottraendo all’uomo le forze necessarie per vivere. Conosce Freud nel 1911 il suo saggio sull’erotismo è di un anno prima –e viene accolta con entusiasmo. Ben presto partecipa regolarmente alle riunioni della cerchia più intima e durante la prima guerra mondiale incomincia a fare psicoterapia lei stessa. Colleghi e pazienti di lei ricordano la grande dote dell’ascolto e della compassione. Passa gli ultimi anni della sua vita nella casa di Gottinga dove muore la sera del 5 febbraio 1937 d’uremia. Il desiderio che le sue ceneri fossero sparse nel giardino non fu esaudito. La sua urna è deposta nella tomba del marito nel cimitero comunale. “Nessuna lapide segna quel luogo”, conclude Peters con insolita asciuttezza dietro alla quale si nascondono due sentimenti contrastanti: la tristezza per la mancata lapide e la consapevolezza che il nome di Lou Andreas Salomé, la sua figura, sopravvivranno anche grazie a questa sua biografia.


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Lou Andreas Salomé di Heinz Peters, edizioni Odoya

Pubblicato: 10.01.2012
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