Lick Me su Velvet di Repubblica

Lick Me su Velvet di Repubblica

A LETTO CON CHI VOGLIO
Recensione apparsa su Velvet di Repubblica di Gennaio 2012

di Elisabetta Muritti

A una, Cherry Vanilla, piacevano i rocker degli anni ’60-70. All’altra, Valerie Tasso i maschi cinici del terzo Millennio. Tutte e due hanno preteso e ottenuto la più assoluta delle libertà.

Kathleen Anne Dorritie, nata a New York da famiglia irlandese piccolo borghese e bigotta, oggi è una piacente e grassottella signora 68enne. Rammentare che Cherry Vanilla è il suo nome di battaglia, e che Lick Me è il titolo della sua autobiografia (in Italia l’ha pubblicata Odoya), in fondo dice già tutto. Invece no.
Perché che sia stata un’insaziabile sporcacciona, figlia degenere di decenni in cui esser giovani, carini, disinibiti e rock fu chiave di volta della felicità e del potere, bé, è considerazione un po’ superficiale. Andrebbero aggiunte altre cose. Per esempio che l’ex ragazza ha sempre avuto un’anima, e un cervello, miracolosamente intatto dopo le cure da cavallo a base di droghe, psicofarmaci e alcol, e anche un discreto bernoccolo di talent scout. E, ovvio, di una tempra d’acciaio, non è da tutti raggiungere l’età della pensione dopo averne fatte di cotte e di crude.
Già, ma chi è Cherry Vanilla? Ai più giovani e a chi non bazzica l’undergorund il nome suggerisce solo delizie non proprio dietetiche. Peccato, la vispa signora ha regalato piacere a una schiera di musicisti e artisti, nel senso che non se li è solo portati a letto, ma li ha amati, coccolati (se gay) divertiti, instradati verso il successo.
Teniamo una lista, in ordine di comparizione: Nelson Algren (“A Walk On the Wilde Side”), Georges Mathieu, John Hammond, Kris Kristofferson, Michael Kamen, Leon Russell (Stranger in a Strange Land”, vedi la colonna sonora del “Dr. House”) tutta la road crew dei Grateful Dead, Shwan Philips, i Bowie (David e Angie, che rivela gioie bisex), Mick Ronson (chitarrista glam degli arrangiamenti di “Perfect Day” e “Satellite of Love”) Joel Schumacher, Bob Menna (gigolò che ha ispirato Richard Gere), Warren Beatty, Charlotte Rampling (le cui tette la fecero impazzire), Louie Lepore, i Police…
Ovvio, ci sono lacune. Cherry Vanilla, che via via è stata il più giovane pubblicitario donna di Madison Avenue, produttore radiotelevisivo, casting director, dj di culto della Manhattan anni Sessanta, attrice della Factory e dell’off Brodway, groupie, giornalista musicale, pierre del “lancio” di Bowie in America, poetessa, cabarettista, cantante punk, fondatrice di una delle prima agenzie Usa di sesso telefonico.
Agente di Isabella Rossellini, Chet Baker e Bruce Weber, e attualmente del compositore Vangelis, di cui ricordiamo vaporose colonne sonore (“Momenti di gloria”, “Blade Runner”…), nonché amica-collaboratrice di Tim Burton e Rufus Wainwright, ha avuto una vita privata ben più da cardiopalma.
Dai 18 ai 40 anni ha fatto più sesso di quello che riescono a fare dieci persone in tutta la vita. Poi basta. Gli uomini non le sono interessati più. Il che l’ha fatta sentire libera. E consapevole, come altre coetanee dell’epoca, che non ci fu epoca più maschilista della Summer of Love. Ma prima è sarabanda, è insicurezza (davanti al genio di Hendrix, Lennon e Jagger è una lady vittoriana), è tutt’uno tra giornate in ufficio e nottate a rimorchiare, rischiare, senza biancheria intima, anticoncezionali quando capita, i biglietti da visita di Tiffany (“Sei bellissimo e anch’io”, con numero di telefono), fra gay in cerca di papesse del vizio, tra le braccia dei poliziotti che l’hanno salvata da squilibrati… Mandrax e dieta vegetariana, Lsd e idrocolonterapia, diritti civili e suite lussuose, e alla fine solo l’umorismo le resta fedele. “Lo splendore consiste nel dormire un numero sufficiente di notti da sola per tenerti un po’ di crema sul viso, e un numero sufficiente di notti con un uomo per tenerti il sorriso in faccia”. […]


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Pubblicato: 07.02.2012
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