Lick Me su Made

Lick Me su Made

CHERRY'S WILD YEARS
Recensione apparsa su MADE di Marzo 2012

intervista di Fabio Destefani a Cherry Vanilla

Vi sarebbe piaciuto assistere ad un concerto di Elvis Presley con un accompagnatore d’eccezione come David Bowie? E fare uno show privato per John Lennon e Yoko Ono nel loro appartamento di New York nella Dakota House? Oppure ancora esibirvi in concerto con Sting e Steward Copeland, poco prima che fondassero i Police, nella Londra di fine anni ’70, in pieno clima punk? E di una notte di sesso sfrenato con Kris Kristofferson, cosa ne direste? Di motivi per rendervi invidiosi ce ne sarebbero ancora parecchi. Per rendervene conto leggete Lick Me di Cherry Vanilla recentemente edito in Italia da Odoya. In questa bella autobiografia la Performer/scrittrice/Pressagent/groupie traccia con uno stile avvincente e diretto un quadro composito ed affascinante dell’universo musicale e culturale degli anni '60 e '70.
Lo fa basandosi ovviamente sulla sua esperienza diretta: orge sfrenate nella Fire Island dei primi anni ’60, la scoperta delle droghe, l’incontro con Warhol e il suo entourage a New York e poi il glam e David Bowie (di cui Cherry diviene abilissima press agent in America), la Londra del punk e l’incontro con Sting, il debutto discografico con un album dal titolo ‘Bad Girl’ che rivela la passione dell’autrice per uno stile di vita anticonvenzionale.
E poi il sesso, tanto sesso, vissuto come glorificazione del proprio corpo o molto più semplicemente come piacere, senza complessi di colpa o falsi moralismi.

Tutto questo racconta Lick Me, un’opera che a differenza di quanto il titolo potrebbe far pensare, non è solo il piccante resoconto delle numerose prodezze erotiche dell’autrice, ma molto di più. Ironico e per certi versi dissacrante, il volume svela gli splendori e le miserie di un mondo affascinante non privo però di zone d’ombra e di angoli bui.

Ma è proprio la capacità di guardare questo universo con distacco che consente a Cherry Vanilla di districarsi nella miriade di storie, avventure e rapporti in cui si trova coinvolta. Una capacità che le consente di compiere anche nei momenti più difficili delle scelte, di non abbandonarsi mai al cinismo, privilegiando sempre la qualità dei rapporti umani.  Ma lasciamo che sia l’autrice a svelarci qualcosa di più del suo ricco mondo…


Cherry, cosa ti ha spinto a scrivere questa autobiografia?

Mi sono sempre piaciute le storie capaci di farmi vivere in un altro tempo, in un altro mondo. Penso che fosse questo il motivo che mi spingeva a drogarmi quando ero giovane. Non che vivere nell’hic et nunc non sia sempre una sfida!
E tuttavia quando prendevo droghe, soprattutto psichedeliche, sperimentavo nuovi universi, vivevo in luoghi dove il tempo quasi non esisteva. Così il mio piacere più grande è quando un film o un libro riescono a farmi sperimentare questa sensazione. Per rispondere alla tua domanda, i miei amici più giovani continuavano a farmi domande sugli anni '60 e '70, un periodo che oggi sembra assolutamente fuori dal tempo. Oggi la tecnologia ci offre enormi possibilità, ma per quanto riguarda aspetti come la fratellanza, la ricerca di un livello più profondo di coscienza, la contestazione, la musica e le arti, quegli anni continuano ad essere assolutamente unici. Personalmente non ho un ego smisurato e non ho mai pensato che la mia storia fosse così importante. Ma in quanto giovane ribelle che ha vissuto quei giorni, ho pensato di poter essere una buona guida per quanti non erano ancora nati allora o anche per quanti non hanno vissuto quel momento dal di dentro.

Leggendo il libro si ha la sensazione che i ‘60 e ‘70 siano stati anni decisamente meno cinici di quelli che stiamo vivendo. E’ solo una sensazione?

Penso che nel tempo la notorietà sia divenuta per i giovani la meta più ambita ed importante. Basta guardare come adorano le star televisive dei reality, pagate cifre spropositate per vivere di eccessi ed avere grossi culi. I ragazzi crescono pensando che questi “brand”, dal momento che sono conosciuti, dovrebbero essere ammirati anche se non fanno altro che spendere grandi quantità di soldi in lifting e abiti di moda, facendo razzia di tutto, dai profumi alle mutande. Così abbiamo orde di youngster che non desiderano altro che emulare queste cosiddette star. Al tempo sono stata definita una groupie ma più che alla fama e ai soldi a me interessava il talento e l’artisticità. La maggior parte degli artisti che ho frequentato al tempo non erano ancora famosi e alcuni non lo sono mai diventati, ma a me interessava far parte di una comunità di artisti e non di mercanti, volevo sviluppare le mie capacità artistiche. Anche io ad un certo punto sono diventata famosa ma fortunatamente la quantità di fama che ho raggiunto mi è bastata per demistificarla. Ecco, per quanto mi riguarda direi proprio che la cosa più importante per me è demistificare le cose.

Hai affermato “Eravamo tutti esibizionisti, dei fuorilegge sessuali che flirtavano con lo scandalo e calpestavano le convenzioni sociali”…

Beh se gli anni '60 e '70 fossero stati come oggi molto probabilmente sarei irrequieta come uno dei Kardashian o come uno di quei ragazzi di Jersey Shore (si tratta di due reality americani N.d.r.). Essendo giovane e vulnerabile forse avrei partecipato anch’io…ma cosa ci avrei guadagnato? Certo una decisione del genere mi avrebbe garantito un buon conto in banca e tette bioniche, ma che cosa ne sarebbe stato dei miei valori? Come avrei potuto coltivare la profonda e duratura amicizia che mi lega a veri artisti come Vangelis, Tim Burton e Rufus Wainwright? Che ne sarebbe stato della scrittura, delle mie capacità manageriali che mi hanno accompagnato, dandomi grandi soddisfazioni, per tutta la vita? Quando ero giovane ho fatto del mio meglio per rompere quei tabù che andavano infranti. Ora le nuove generazioni devono fare di tutto per distruggere i tabù odierni e possono farlo rifiutando quei valori superficiali che i reality offrono loro, nella speranza che li condividano. Oggi alla veneranda età di 68 anni, come un tempo, le cose che giudico importanti sono quelle che non hanno alcun valore monetario.

Ripensando a quegli anni, c’è qualcosa che vorresti aver fatto diversamente?
Questa domanda mi è stata rivolta varie volte. Ed io ho sempre risposto in maniera scherzosa che avrei voluto acquistare una casa e aver fatto sesso con Jimi Hendrix. In realtà mi sarebbe piaciuto imparare a suonare il piano e la chitarra e fin da piccola esibirmi di fronte a tutti, vincendo la mia timidezza e riconoscendo al contempo il mio desiderio di diventare una cantante/autrice/performer. Ma i miei non potevano permettersi un piano. A dire il vero non avremmo nemmeno saputo dove metterlo nel nostro piccolo e incasinato appartamento. Non avevamo nemmeno uno di quei piccoli piani elettrici da quattro soldi. Forse avrei potuto chiederne uno in regalo per Natale o per il compleanno. Insomma per rispondere alla tua domanda, fin da piccola avrei voluto aver chiaro cosa avrei voluto fare da grande. Ora quando incontro qualcuno che ha un figlio o un nipote la prima cosa che suggerisco è “Compra al ragazzo un piano o una chitarra…”.

Nel corso degli anni hai frequentato celebrità di ogni tipo. C’è qualcuno che ti ha colpito di più per la sua umanità che per il suo status?
Certamente. Da questo punto di vista Vangelis è un essere meraviglioso. Ha salvato la mia vita, la mia dignità, come nessun altro mi ha dato amore, sostegno, fiducia. Lo stesso hanno fatto Tim Burton e Rufus Wainwright. E poi Jon Rick che mi ha dato un tetto quando sono stata sbattuta fuori di casa dalla mia famiglia, Tony Zanetta che ha diretto molte delle mie performance e continua a incoraggiarmi nella mia attività creativa, Daisy Dowleh che mi è stata vicina nei miei momenti difficili… Betsy Parker, Michael Maloney, Mae Mougin nomi di persone non famose ma carissimi e leali amici. Molti non sono più tra noi…penso ad esempio a Franklyn Welsh il mio miglior amico che è stato il mio personale make-up/artist. E’ stato lui a farmi prendere coscienza della mia bellezza interiore quando il mio volto e il mio corpo davano evidenti segni della devastazione dovuta al tempo e agli abusi. Insomma mi ritengo fortunata ad avere intorno persone veramente meravigliose, la cosa che alla fine conta di più nella vita.

Nella tua vita hai fatto parte di vari movimenti musicali ed artistici, penso alla tua partecipazione alla piece teatrale Pork di Warhol, al glam, al punk. Quali di queste espressioni è più vicina alla tua sensibilità?

Con il passare del tempo tutto cambia e oggi a dire il vero dire non mi sento legata ad alcun movimento musicale o artistico. La musica che mi piace è eterea (The Enid, Kronos Quartet, Explosions In The Sky), folk (John Fahey, The McGarrigles, Teddy Thompson) rock (Lissie, Be Good Tanyas, Brandi Carlile) poetica (Antony Hegarty, Leonard Cohen) e potrei continuare, sono molto eclettica in quanto a gusti. Ultimamamente mi piacciono Gregory Alan Isakov, Jon Lindsay, Krystle Warren, Chief, KEM, Duffy and Kitten, ma forse la mia band preferita del momento sono i Dunwells. Insomma ascolto di tutto a parte il rap la disco l’hip hop o il Broadway, anche se i miei amici Marc Shaiman e Scott Wittman hanno appena scritto dei brani favolosi per lo spettacolo televisivo ‘Smash’. Di correnti artistiche contemporanee invece non capisco nulla. Mi piace l’arte primitiva, divertente e accessibile. Al di là della quantità di soldi a mia disposizione non avrei mai comprato un crocefisso che fluttua in un una tanica ricolma di urina o un quadro totalmente dipinto di nero con al suo interno un semplice quadrato bianco, opere che vedo esposte oggi nelle gallerie d’arte. Mi piace al contrario acquistare arte folk dei vari luoghi che visito e molta arte “plein-air”, soprattutto quadri che ritraggono il deserto californiano che posso acquistare qui per pochi dollari. Ma tornando al periodo con Warhol, è chiaro che la pop art al tempo mi appariva dirompente e nuova, ma oggi non fa proprio più parte della mia vita.

Scegli un aggettivo per descrivere queste persone che hai conosciuto:

Andy Warhol: Strano

David Bowie: Determinato

Patti Smith: Dinamica

Jane County: Eccentrico

Sting: Sicuro di sè

Isabella Rossellini: Spontanea

John Lennon: Puro

Yoko Ono: Coraggiosa

Nell’odierno universo dell’entertaintment c’è qualcuno che ti fa esclamare: “Ah ecco la nuova Cherry Vanilla”?

No, mi piace pensarmi unica, anche se in realtà so di non esserlo affatto! Sono solo un granello di polvere cosmica nel disegno di questo universo senza fine. Però insomma, un po’ di ego devo mostrarlo e così mi convinco che al di là degli alti e bassi della mia vita non ci sia nessuno simile a me! Però riconosco tratti simili ai miei in alcuni artisti che conosco. Ad esempio in Laura Desiree, una giovane donna di New York il cui approccio alla vita e alla carriera ricorda molto il mio quando ero giovane.

Come dicevi prima sei molto amica di Rufus Wainwright che ha scritto la bella introduzione al tuo libro…
Lo adoro come essere umano e come artista. Lo considero parte della mia famiglia. Poco tempo fa sono stata al Chateau Marmont qui a Los angeles dove si è tenuta la festa per il primo compleanno di sua figlia Viva.
In agosto invece parteciperò al suo matrimonio a Montauk. Ho avuto modo di ascoltare il suo nuovo lavoro intitolato ‘Not In The Game’ che uscirà a maggio e posso anticiparvi che è bellissimo. Ma Rufus non è il solo talento della famiglia Wainwright… c’è anche Martha ovviamente. L’ho vista in concerto sere fa da Pappy & Harriet’s a Pioneer Town. In quell’occasione ha eseguito un nuovo pezzo meraviglioso che si intitola ‘I do most things wrong’ dedicato a suo figlio Arcangel. Il brano sarà incluso nel nuovo lavoro di Martha che sarà disponibile a settembre.

Scrivi ancora canzoni?

Ho appena scritto le parole di ‘Billy Balloon’, un nuovo brano di Hilly Michael, l’ex chitarrista degli Sparks.

E’ vero che Lick Me dovrebbe diventare un serial televisivo? E nel caso chi vedresti bene nel ruolo di Cherry Vanilla?
In effetti si, il produttore Kevin McCormick sta cercando di convincere la HBO a far sì che Lick Me diventi una specie di continuazione del serial Mad Men. Nella mia parte vedrei bene Lindsay Lohan, l’ho incontrata e trovata molto simpatica. Ma anche Emma Stone andrebbe molto  bene anzi per un lungo tv serial forse sarebbe più adatta di Lindsay.

Lick Me termina agli inizi degli anni ’80… c’è quindi ancora molto da raccontare… Hai in programma un nuovo libro?


Sono tendenzialmente pigra, ho bisogno di una deadline precisa per portare a compimento le cose, altrimenti continuo a scrivere e a divagare. Sicuramente ho ancora molte cose da dire…gli anni con Chet Baker e quelli con Tim Burton, ma fino a che, come si dice da queste parti, qualcuno non accenderà un fuoco sotto il mio culo, probabilmente continuerò a procrastinare l’uscita del secondo libro. Ma essendo una brava titolista, ho già pronto il titolo del volume…si chiamerà ‘Last Licks’!


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Pubblicato: 13.03.2012
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