Meridiano Zero su Tuttolibri de La Stampa

Meridiano Zero su Tuttolibri de La Stampa

UN GIAGUARO PER IL NUOVO MERIDIANO
Recensione apparsa su Tuttolibri de La Stampa il 28 Aprile 2012


di Mirella Appiotti

Bisognava stanarlo e rincorrerlo per fargli «scucire» i titoli dei «suoi» libri, «confessare» qualche suo programma. E che titoli, e che autori, da Derek Raymond a James Lee Burke, da René Frégny a David Peace, quasi 200 in catalogo, il meglio del noir straniero: dal 1997 Marco Vicentini si è occupato nel mondo della ipercomunicazione soltanto di fare del suo Meridiano Zero una delle sigle-madri italiane di quella narrativa di genere sulla quale nel mondo prosperano i massimi editori. E, dopo aver ceduto, da pochissimo, a Odoya, la sua mirabile impresa, l’editore più schivo dello Stivale sembra finalmente entrare nel suo vero ruolo, consulente-scout della consorella nel «piccolo ma bello», già solida benché nata appena nel 2007.
«Una collaborazione preziosa» suggella Marco De Simoni, ex Clueb, direttore della casa bolognese che, in libera assonanza con il marchio padovano sta sfidando addirittura in controtendenza un mercato fortemente negativo. Con l’Odoya: impostata sin dall’inizio su scelte precise, saggistica divulgativa all’anglosassone, temi complessi dalla pirateria alla tortura (a giorni L’era delle migrazioni) a storie classiche di guerre (imminente la Storia militare della II Guerra mondiale di Lionel-Max Chassin), biografie di grandi del ‘900 (dopo Frank Zappa e Lou Salomé Keith Richards) nonché particolare appeal con i «Ritratti di città» vedi la Parigi di Hazan e, in lavorazione Istanbul, Tokyo, Mosca. Inoltre la casa dei «pennuti» punta molto sulla nuova collana di antropo-etno-zoologia, aperta da una curiosa storia del gatto, prossimi protagonisti Cani e Orsi.
Con una Meridiano Zero fedele al passato, ma nuovo, «romanzi imprevedibili come un piatto di cucina fusion». Coadiuvato a tutto campo da Caterina Ciccotti, qui De Simoni gioca sul terreno affascinante-rischioso dell’eccentrico e dell’obliquo: sia nel recupero, La fabbrica delle vespe di Iain Banks, Il viaggio immobile di Jean Vautrin, il Julio Jurenito di Il’ja Erhenburg, sia nell’inedito, Il giaguaro rosso, pseudo noir tra Greene e Conrad di Kent Harrington, soprattutto l’ultimo prodotto di Guglielmo Pispisa, Il Cristo ricaricabile:un messia surfista con le stimmate, comparso i una notte bianca romana, «escatologica per vie scatologiche».


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Pubblicato: 03.05.2012
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