Storia dei Freak su La Domenica del Sole 24 Ore

Storia dei Freak su La Domenica del Sole 24 Ore

MOSTRUOSITA' DA SALVARE
Recensione apparsa su La Domenica del Sole 24 Ore il 20 Maggio 2012


Nani, ballerine e ballerine nane

di Camilla Tagliabue


Perché «è così fragile la nostra normalità e così facile la nostra mostruosità»? Omar Lòpez Mato, medico argentino «appassionato di curiosità», non dà una risposta; si limita a imbastire un curioso divertissement intitolato Storia dei Freak. Mostri come noi. Questo libro non è un saggio: non ricostruisce la storia del circo – anche se parla di Phineas T. Barnum, il celebre impresario –, non quella della genetica – anche se è disseminato di evidenze scientifiche sul dna -, né quella dell’eugenetica – anche se la moda di esporre i freak cessò dopo la Seconda guerra mondiale, «quando il mondo si era già guardato bene dall’esibire i mutilati della Prima».
Questo è un libro carrollianno, disseminato di trappole, «scherzi di natura», i Mostri come noi, e della cultura, come il ritrovamento del «Gigante di Cardiff, una delle bufale più clamorose della storia dell’archeologia». L’autore ha l’intelligenza e la sensibilità di parlare di mostri senza generarne: questa Storia è un libro da vedere più che da leggere; racconta storie orrende, zigzagando tra i miti letterari, religiosi, filosofici e scientifici, con immagini stupende. La prima è quella di «Lia Graf, la nana che Hitler mandò alla camera a gas», recita la didascalia: una bambina sorridente con un vestitino luccicante, una bacchetta magica tra le mani, scarpette con il tacco. L’ultima foto ritrae «Betta Lake, la ragazza dalla pelle di gomma che si esibiva nel circo King & Franklin»: una donna imbronciata che si tira la pelle della faccia come fosse una maschera di gomma. Il lettore moderno penserà subito a Biancaneve e i sette nani, eppure «mai all’uomo primitivo passò per la testa che un giorno avrebbe potuto generare gli stessi mostri che avevano tormentato i suoi sogni».
Per non perdersi nel labirinto delle pagine, bisogna smontare il paradosso: il dottor Mato cerca solo di dimostrare che non bisogna lasciarsi suggestionare dalle favole perché le favole servono a esorcizzare le paure, non a crearne di nuove per spaventare gli altri. Il trucco è saper raccontare bene, per evitare che chi sogna mostri generi nuovi mostri, come ad esempio «Stephan Bibrowsky, meglio conosciuto come Lionel, l’uomo Leone. Fu con lui che nacque la leggenda de La bella e la bestia: un principe stregato, imprigionato nel corpo di un mostro, di cui le donne si innamoravano perdutamente, nonostante l’aspetto poco grazioso. Sfortunatamente per Stephan, nessun bacio avrebbe potuto liberarlo dalla gabbia dei suoi peli».
Pieno di aneddoti gustosi, di dotte citazioni, di dolcetti e scherzetti, di nani e ballerine, di ballerine nane e nani ballerini, il libro seppellisce con una risata una terribile realtà: i mostri sono il nostro riflesso, il castigo per i nostri peccati di vanità, d’orgoglio, di superbia, dell’inconfessabile intento di diventare padroni di questo universo, del vano tentativo di giocare a fare Dio. Attenzione solo che lo spettacolo non diventi realtà, che non si invertano i piani tra palco e platea: ad esempio, oggi che è tornato di moda il burlesque, bisogna ricordarsi che il mostro non è chi si mostra sul palco né chi paga per assistervi in platea. L’importante è saper raccontare bene la storia, almeno come questa Storia che è una favola e, cioè, ha una morale: «Adolf Hitler proibì l’esibizione di individui malformati in Germania nello stesso momento in cui proibiva l’arte moderna, che definiva degenerata. Il mondo doveva essere bello, di razza superiore. L’uomo non ebbe più bisogno di sale operatorie clandestine per mutilare, segare, torcere o distorcere; l’uomo aveva appreso a costruire mostri su scala industriale». Ma la domanda è: qual è la prima immagine del libro di Omar lòpez Mato?

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Pubblicato: 23.05.2012
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