Storia delle eresie su La Lettura del Corriere della Sera

Storia delle eresie su La Lettura del Corriere della Sera

LE ERESIE SCONFITTE PER NULLA LIBERTARIE
Recensione apparsa su La Lettura del Corriere della Sera il 10 Giugno 2012


di Errico Buonanno


Il titolo non tragga in errore. La Storia delle eresie libertarie. Dai testi sacri al Novecento di Valerio Pignatta (Odoya) non è banalmente un saggio storico, ma un pamphlet politico che poggia su assunti interessanti. Essenzialmente: «La Bibbia punta indubbiamente verso l’anarchia», e dunque «si può considerare lo strumento essenziale per quanti intendano perseguire ideali anarchici e libertari».
Curioso, trattandosi di un testo composto da norme, da precetti, da storie di trasgressori puniti da Colui il quale si definisce «il Signore» e detta un decalogo stringente. Un testo che esalta dei sovrani e il cui nucleo principale si chiama in ebraico la Torah, la Legge. Ma se per Bibbia naturalmente intendiamo anche il Nuovo Testamento, Pignatta può ricollegarsi a una vecchia tradizione anarchica che trova una voce in Jacques Ellul di Anarchia e Cristianesimo (Elèuthera) e vede in Cristo un teorico della libertà e ogni governo come il diavolo. Un’opinione piuttosto settaria, e dagli adepti alquanto scarsi, ma ciò che più conta è il passo seguente, questo sì veramente in voga: la Chiesa, centro di potere, ha rinnegato il cristianesimo; ergo, tutte le correnti eretiche, rifiutate da Roma, erano forze di libertà. Tutte le vittime dei roghi (uomini, libri e utopie) costituiscono «una possibilità mancata di sviluppo societario» e, in tempi in cui «sindacati o partiti» sono «ridotti a organismi meramente corporativi», si può ripartire dalla impeccabile convergenza tra anarchismo e cristianesimo» per salvarci.
Il vasto catalogo che Pignatta presenta diventa così, improvvisamente, una serie di esempi da seguire. E forse sta qui tutto l’equivoco: non provare simpatia per i roghi non fa, in automatico, di chi è messo al rogo un santo. E specialmente quando il martire era a sua volta un religioso d’intransigenza spesso pari a quella degli inquisitori.
Eccoli dunque i dolciniani, parenti, sì, dei francescani, eppure accaniti combattenti che predicavano lo sterminio di chi si ostinava a seguire il papato. Eccoli gli adamiti, che sostenevano l’obbligatorietà della promiscuità sessuale e si vedevano superiori a Cristo, e i loro nemici taboriti, che scrivevano: «Tutti i nemici della legge divina devono essere uccisi con la spada e col fuoco, o messi a morte in altro modo». Pignatta condanna la violenza, ma esalta schiere di millenaristi, fustigatori delle cose mondane, guide e maestri di rivolte contadine senza mai porsi la domanda essenziale: con quanta indulgenza, con quale spirito libertario avrebbero agito, qualora mai avessero vinto? Restano un paio di certezze: la tolleranza, sorella del dubbio, ha visitato raramente i profeti; e l’utopia, materia del sogno, è libera solo sulla carta, minacciata dai roghi. Per grazia di Dio, mai realizzata.

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Pubblicato: 21.06.2012
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