Grunge is dead su Repubblica

Grunge is dead su Repubblica

QUANDO SEATTLE SALVO' IL MONDO
Recensione apparsa su Repubblica il 10 Giugno 2012


Nacque per riscattare il rock dal conformismo americano. Crebbe con i Nirvana. Morì insieme a Kurt Cobain. Ma prima cambiò la moda, contribuì alla new economy e trasformò una città.

di Giuseppe Videtti


Giugno 1992: il regista Cameron Crowe termina il montaggio di Singles, il film ambientato nella Seattle del grunge che esce il 18 settembre di quell’anno. Gli attori principali sono Bridget Fonda e Matt Dillon, ma intorno a loro ruotano molti dei personaggi della nuova scena rock della città: Pearl Jam, Alice in Chains, Soundgarden, Tad. Alcune scene del film sono state addirittura girate quando Jeff Ament e Eddie Vedder, che ancora non avevano formato i Pearl Jam, suonavano nei Mookie Blaylock. Chris Cornell, il cantante dei Soundgarden, ha una particina e sul finale del film canta Birth Ritual, che in città è un piccolo classico. Gli Alice in Chains, band venerata prima ancora di Pearl Jam e Nirvana, eseguono It Ain’t Like That e Would?.
Crowe è un fanatico del rock, giornalista del quindicinale Rolling Stone e ora regista rispettato, nessuno ha osato dirgli di no. Ma Singles è una commedia sentimentale poco in sintonia con il furore primitivo del grunge, la sua uscita scatena un putiferio tra gli integralisti dell’hardcore punk. Persino Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, la band di punta della scena di Seattle, vomita improperi contro i Pearl Jam, «venduti» a una major discografica e all’establishment. È un film piacevole, non un capolavoro – Cameron Crowe è il primo a prendere atto che Seattle è la città che sta strappando il primato del rock a New York, Los Angeles e San Francisco; non più piovoso e negletto avamposto del Pacific Northwest, ,a polo d’attrazione di tutto il Midwest.
Nel nichilismo del grunge trovano un’identità migliaia di ragazzi che cercano il riscatto dal tedio e dal conformismo dell’America profonda; è violento, liberatorio, dissacrante, totalmente libero dai condizionamenti dell’industria. Come il punk, è rock nudo e crudo nato per restare nell’underground, nei garage e nelle cantine, nei vecchi magazzini di Pioneer Square, nei club di Capitol Hill frequentati dalla popolazione universitaria. Nessuno pensa che finirà in classifica, tantomeno che cambierà le sorti, il look e la visibilità di una città che fino ad allora veniva citata negli annali del rock solo per aver dato i natali a Jimi Hendrix. Singles è il primo tradimento, ma non l’ultimo. Quella musica è nata con un dispositivo di autodistruzione innescato. Troppo potente per rimanere fenomeno regionale, troppo contagiosa per non influenzare mode e costumi (come già il flore power e il punk). È questa la realtà che emerge da
Grunge is dead - Storia orale del grunge, il libro di Greg Prato che esce ora in Italia per Odoya, che attraverso le parole di chi c’era (artisti, giornalisti rock, discografici indipendenti, pubblicisti, fotografi, grafici, tour manager) racconta la consapevolezza di aver rinnovato la scena con un’energia che il rock non conosceva da decenni e l’angoscia di aver tradito la nuova Bibbia nel momento stesso in cui il grunge da musica underground diventa fenomeno di massa («Prima di accettare il contratto con una major, decidemmo di incidere un altro album con la Sub Pop, la nostra etichetta indipendente», dice Kim Thayil, il chitarrista dei Soundgarden, che suona quasi come: «Prima di suicidarci, decidiamo di prolungare il sogno»).
La comunione tra i fan e i nuovi eroi è totale. Per un’anima fragile come Kurt Cobain, ogni accusa è una coltellata. Eddie Vedder e gli altri Pearl Jam discutono per ore e giorni sulla linea da seguire per non… tradire. Di quel disordine creativo che sfocia in crisi esistenziale qualcuno inevitabilmente paga – complice l’eroina – un prezzo altissimo. Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone, muore di overdose a 24 anni il 19 marzo 1990 – prima ancora che il grunge diventi fenomeno planetario grazie a Nevermind dei Nirvana e Ten dei Pearl Jam. Mark Arm dei Mudhoney entra ed esce dalle comunità terapeutiche. Kurt Cobain diventa il martire del grunge quando il 5 aprile 1994, a 27 anni, si spara in faccia con un fucile nel garage della sua villa di Seattle; lascia un biglietto dove, parafrasando una canzone di Neil Young, scrive: «Meglio bruciare che spegnersi lentamente». Layne Staley, la voce degli Alice in Chains, prolunga l’agonia e, dopo una battaglia con l’eroina durata dieci anni viene trovato morto a casa sua il 19 aprile del 2002; ha 34 anni.
«È la scena più eccitante prodotta da una singola città, come non accadeva dai tempi della Londra punk», dice Everett True, il giornalista che ha coniato il termine grunge. Nel ’92, dopo l’uscita di Singles, i rocker hanno una nuova divisa: camicie di flanella a scacchi e pantaloni di velluto a coste. Marc Jacobs (oggi stilista di culto e direttore creativo di Louis Vuitton), che allora lavorava per Perry Ellis, ci si ispira una collezione. Altra coltellata al movimento. Ci guadagna la città che in pochi anni e grazie a un radicale restyling, risorge. Seattle, che un tempo aveva solo le officine della Boeing a salvarla dalla depressione, diventa meta turistica e con l’esplosione di Internet (la Microsoft ha sede nella vicina Redmont) diventa la città simbolo della new economy: vanta un primato nei vari settori delle telecomunicazioni – Amazon.com, Real Networks, AT&T Wireless e T-mobile Usa – ed è la sede di tre prosperose multinazionali del caffè: Starbucks, Seattle’s Best Coffee e Tully’s. Paul Allen investe parte dei ricavi della Microsoft nella costruzione dell’Experience Music Project, un museo del rock, il più suggestivo e spaziale del mondo, affidato all’estro dell’architetto Frank Gehry. Seattle diventa la città più vivibile degli Stati Uniti, tollerante roccaforte democratica (per i gay è la nuova Frisco), con un’attenzione particolare per l’ambiente. Trendy al punto che molte serie televisive (Dark Angel, Grey’s Anatomy, The Killing) vengono ambientate in città. Prima del punk, Londra era Londra. Prima del grunge, Seattle era soltanto Seattle.

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Pubblicato: 21.06.2012
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