Desperados recensione su Il Messaggero

Desperados recensione su Il Messaggero

MUCCHIO SELVAGGIO – NON POETICI BANDITI MA SELVAGGI TAGLIAGOLE
Recensione apparsa su Il Messaggero il 17 Luglio 2012


La vera storia di Butch Cassidy Jesse James & Co. I fuorilegge dell’800 debellati dalla Pinkerton.

di Anna Guaita

Erano cow-boy provetti, tiratori d’eccezione, avventurieri spericolati. Ma non erano degli eroi. L’immaginario collettivo, il cinema di Hollywood, i romanzi ce li hanno dipinti come scanzonati Robin Hood che derubano i ricchi e aiutano i poveri. Su di loro sono circolate leggende romantiche e aneddoti accattivanti. Ma né Jesse James e la sua banda né i fratelli Logan, né Butch Cassidy e il suo compare Sundance Kid erano come le leggende ce li tramandano. Ladri di bestiame, rapinatori di banche e di treni, non conoscevano pietà, e se è vero che non si tiravano mai indietro davanti al pericolo, è altrettanto vero che non si tiravano indietro neanche davanti ad atti di crudeli, come uccidere innocenti cassieri o testimoni.
Di questa razza Made in America scrisse con meticolosa precisione James D. Horan, un reporter del New York Journal American, premio Pulitzer per il giornalismo e autore di numerosi best-seller sulla storia del West. Negli anni Quaranta, con nuove edizioni riviste e aggiornate negli anni Sessanta e novanta, Horan ha pubblicato Desperate Men, The James gang and the Wild Bunch, che viene oggi proposto in Italia da Odoya, in una traduzione di Gilberto Forti (384 pagine, 18 euro).
Chi ancora nutra illusioni sulla presunta grandezza e generosità di quei banditi, resterà impressionato dalle loro reali vicende. Horan le ha potute ricostruire grazie al fatto che la sua fama gli aveva ottenuto – primo nella storia – l’accesso agli archivi della Pinkerton, l’agenzia investigativa privata che per decenni fu l’unica che combatté il crimine al livello nazionale.
Il banditismo esplode negli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento, dopo la Guerra Civile. E’ la cosiddetta Gilded Age, l’età della grande espansione economica, della costruzione della ferrovia intercontinentale, delle immense ricchezze costruite con l’estrazione del carbone, la produzione dell’acciaio, il commercio. Sportelli di banche aprono dovunque, grandi mandrie vengono trasferite da uno Stato all’altro, i treni si caricano di merci e viaggiatori benestanti. E presto i delinquenti ne approfittano.
Jesse James, con il fratello Frank, forma una band nelle Grandi Pianure dell’Iowa, Winsconsin, South Dakota. James è un ex combattente della Guerra Civile, che ha parteggiato per il sud con una banda paramilitare filo-schiavista. Pieno di rabbia contro il nord, si circonda di compari e si dà alle razzie, rivestendole di coloriture ideologiche, e sostenendo che se ammazza e ruba è per punire gli sciacalli del nord che hanno invaso il sud e conquistato le sue terre. Molti sudisti lo ammirano, i giornali ne scrivono, e così nasce il mito, e il fuorilegge si trasforma in eroe: «Per sedici anni batteranno il West – scrive Horan – in una delle più grandi ondate di criminalità che si sono abbattute sull’America; assalteranno treni, diligenze e banche; uccideranno e saranno uccisi; diventeranno, prima ancora di morire, figure di leggenda».
Jesse James era un uomo serio, solido e massiccio. Aveva un bel viso con occhi azzurri scintillanti e la barba bruna. Fu sempre fedele alla moglie e devoto verso i figli, ma fu «un crudele assassino», precisa Horan.
Di simile pasta, ma più goderecci, furono gli uomini del Mucchio Selvaggio, che operò sotto la guida di Butch Cassidy, al secolo George Leroy Parker. Il biondo nipote di un santo mormone cominciò la sua vita come abile addestratore di cavalli, per poi diventare ladro e rapinatore. Bello e di aspetto allegro, Butch all’inizio non uccideva: riusciva ad abbindolare la gente con la sua parlantina e il suo volto onesto. Ma poi, dopo un paio di anni di carcere per furto, si rifugiò a Brown’s Hole, al confine fra Utah e Colorado, dove presto un gruppo di giovani promesse del crimine, fra le quali anche Harry Longabaugh, cioè Sundance Kid, si riunirono sotto la sua guida. Abilissimo cavallerizzo, pistolero di eccezionale abilità, Butch si fece la fama di essere dalla parte degli agricoltori contro i prepotenti allevatori: fama conquistata grazie al fatto che lui e la sua banda diventarono arditi rapinatori di bestiame. E ad aiutarli, nascondendo i capi, guarda un po’ furono proprio gli agricoltori.
Se qualcuno si merita davvero il marchio della leggenda, in quel West spietato, sono semmai gli uomini della Pinkerton. In un paese ancora senza una legge estesa a ogni Stato e Territorio, furono loro a dare la caccia ai più temibili fuorilegge, spesso rimettendoci la vita. Dipendevano da Allan Pinkerton, uno scozzese che in America si era distinto sia per la sua passione per l’eguaglianza – aiutando gli schiavi fuggitivi dal sud – sia per la sua astuzia di detective nei suoi cinque anni nella polizia di Chicago. Poi lo scozzese fondò la Pinkerton e i suoi agenti aiutarono il west a liberarsi del cancro del banditismo, combattendo una guerra vera e propria senza esclusioni di colpi. La Pinkerton fu di fatto il primo sistema anticrimine federale, e non è un caso che all’inizio del Novecento servì poi da modello su cui venne costruita l’Fbi.


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Pubblicato: 18.07.2012
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