Storia del cavallo su Tex

Storia del cavallo su Tex

Recensione apparsa su Tutto Tex, n. 515, Marzo 2014

di Graziano Frediani

I tre articoli che corredano l'Almanacco del West 2014, attualmente in edicola, hanno per tema la lunga carriera dell'attore Giuliano Gemma al servizio del western italiano, it triste destino del capo indiano Toro Seduto e i cavalli che accompagnano i più celebri eroi della Frontiera, nei film, nei romanzi, nei fumetti. lo stesso mi sono divertito a trattare quest'ultimo argomento, convinto che il vero "conquistatore" del continente americano sia stato proprio il cavallo, che arrivò nel Nuovo Mondo assieme alle truppe di Francisco Pizarro e Hernàn Cortes, e, dopo averli terrorizzati per il suo aspetto "mostruoso", divenne ben presto il compagno per eccellenza dei nativi.
Nella mitologia western, prima che un mezzo di locomozione, il cavallo selvaggio — ovvero non ancora domato, non ancora arreso — è un'immagine romantica, un simbolo di purezza e di amore per la libertà, che i cuori sensibili (in special modo, i bambini e i ragazzi, e ancor meglio i bambini e i ragazzi indiani) riescono a "sentire", comprendere e condividere. Penso a Wildfire, uno dei tanti destrieri raccontati da Zane Grey, il narratore più abile nell'intrecciare i temi sentimental-passionali, solitemente cari al pubblico femminile, con la maschia e turbolenta realtà della Frontiera, e al più celebre dei divi equini apparsi sul piccolo schermo, ovvero Fury, lo stallone nero che "interpretò" per la rete statunitense Nbc, fra il 1955 e il 1960, centosedici episodi di un telefilm noto in Italia come Furia Cavallo del West. Un discorso a parte meritano i vari Tony, Silver, Turbine e Jolly Jumper: che cosa farebbero Tom Mix, Lone Ranger, Pecos Bill e Lucky Luke, senza l'aiuto dei loro fedeli e coraggiosi amici dotati di zoccoli e criniere?
Anche nella realta storica, i cavalli "hanno plasmato e definito la cultura attraverso i secoli", esercitando un fortissimo impatto sulla psiche umana, come si legge nelle note introduttive al prezioso volume, pubblicato data Casa editrice Odoya, di cui vedete la copertina a fondo pagina. Lo ha scritto con passione e lucida sapienza J. Edward Chamberlin, professore d'Inglese e Letteratura comparata all'Universita di Toronto, attento studioso delle popolazioni indigene (e delle loro rivendicazioni territoriali), e, quel che più conta, allevatore di cavalli. Nasce anche da qui la sua attenzione verso le varie razze equine (dai Lipizzani austriaci ai Mustang americani) e verso le tecniche d'addestramento e d'allevamento in uso presso i Mongoli e i Piedi Neri, i soldati dell'Antica Roma e i gauchos argentini, gli Arabi e i cowboys del Wild West. Ma in
Storia del cavallo. Dalla preistoria ai giorni nostri c'è, ovviamente molto di più: ovvero la dimostrazione di quanto profondamente l'immagine di questo animale, con la sua elegante maestosità, sia da sempre fonte di miti, leggende, sogni e incubi (che cinema e letteratura hanno fatto propri), avendo contribuito alla costruzione e alla distruzione delle civilta, nomadi o stanziali che fossero, assumendo contorni allegorici, metafisici, spirituali. "I cavalli hanno fornito un modo per mettere radici e coltivare la terra, e in seguito per delimitare e difendere le sue fattorie; gli hanno anche dato modo di spostarsi e di scoprire nuovi territori", dice Chamberlin. "Con i cavalli, quasi nulla sembra impossibile. I cavalli hanno trasformato il mondo, sia in senso letterale che figurato, e benché fossero i buoi e gli asini a solcare il terreno, fu il cavallo a rendere l'agricoltura molto più agevole e produttiva. E, aspetto forse ancora più significativo, i cavalli permettevano ai coloni di fare fagotto e andarsene quando lo spirito (o il pericolo di morire di fame) li costringeva a farlo".
Quello che rimane di tanto carisma e di tanta dedizione ai "bipedi" che li tenevano al proprio fianco, in pace come in guerra, si può trovare tanto nelle avventure degli eroi a fumetti, quanto in filmoni di forte impatto drammatico (penso, per esempio, a War Horse di Steven Spielberg, tratto, nel 2011, da un best-seller di Michael Morpurgo, gia trasformato in una commovente piece teatrale), ma anche — ci avete mai pensato? — nelle statue che adornano mille piazze d'Italia e che raffigurano i personaggi-chiave della nostra Storia, insieme al loro cavallo. A tale proposito, pochi sanno che se, in un monumento equestre, il cavallo ha entrambe le zampe posteriori in aria, il cavaliere è morto in battaglia; se il cavallo solleva una sola zampa anteriore, il cavaliere è morto in seguito a ferite riportate in battaglia; se il cavallo ha tutte e quattro le zampe per terra, il cavaliere è morto per cause naturali.


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Il numero 515 di Tutto Tex

Tutto Tex con recensione a Storia del cavallo

Pubblicato: 16.03.2014
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