Buenos Aires sul Venerd́ di Repubblica

Buenos Aires sul Venerd́ di Repubblica

ORIZZONTALE E DI RARA PUREZZA: C’ERA UNA VOLTA BUENOS AIRES
Recensione apparsa su Il Venerdì di Repubblica il 4 Luglio 2014

Nel libro dell’ex corrispondente delle Bbbc in Argentina, la storia della città. Prima che i grattacieli ne cambiassero la prospettiva, e anche l’anima.

di Tiziana Lo Porto

È una Buenos Aires interiore, fatta di luoghi segreti o scomparsi, quella che ci restituisce il giornalista Nick Caistor (per anni corrispondente della Bbc in Argentina) in un bel volume che è guida ma soprattutto racconto della città. Si chiama Buenos Aires. Ritratto di una città (Odoya, pp. 288, euro 18) e comincia dalla storia: la fondazione della città nel ‘500, i successivi secoli di colonizzazione, commerci, dittature e crescita urbanistica, demografica, architettonica e culturale, fino a raggiungere pari bellezza e misura di Londra o Parigi. Ne11910 Buenos Aires era la città più grande del Sudamerica, cresciuta già da metà '800 sotto lo slogan del presidente Bautista Alberdi: «Governare significa popolare». La «capitale di un impero immaginario» la definì Le Corbusier, con un misto di orrore e ammirazione. A spiegare le ragioni di Le Corbusier sono certi edifici visitabili oggi che sembrano appartenere a un mondo parallelo. Il Palacio Barolo, per esempio, al numero 1370 dell'Avenida de Mayo, fatto edificare da un italiano (Luigi Barolo, aveva fatto fortuna a inizio '900 producendo maglioni di cachemire) per mano di un altro italiano (l'architetto Mario Palanti) con la precisa richiesta che fosse una rappresentazione della Divina Commedia. Sui tre livelli del palazzo troviamo così Inferno, Purgatorio e Paradiso, mentre un faro sul tetto raffigura l'Empireo. Il palazzo è alto 100 metri, come 100 sono i canti della Divina Commedia, e i piani sono 22, come ilnumero di strofe di ogni canto. Il faro, oggi acceso una volta al mese, serviva a comunicare con un gemello del palazzo fatto costruire da Barolo a Montevideo, in Uruguay. Nella zona residenziale di Barrio Parque, al numero 2831 di Calle Palermo, c'è invece la casa della mecenate Victoria Ocampo. Progettata esternamente dall'architetto argentino Alejandro Bustillo e all'interno dalla stessa Ocampo, è cubica, bianca, e con ampie stanze definite sempre da Le Corbusier «di rara purezza». Lì fu fondata la rivista culturale Sur e di lì passarono, in visita a Buenos Aires, George Bernard Shaw, Virginia Woolf, IgorStravinskij e Maurice Ravel.
Pierre Drieu de la Rochelle definì «vertigine orizzontale» la sensazione provata visitando le pampas intorno alla città. Ma a un certo punto del '900 l'orizzontalità di Buenos Aires e dintorni ebbe fine, sotto gli occhi e con grande disappunto dello scrittore Julio Cortàzar, che così descrisse la metamorfosi: «Per tanto tempo, Buenos Aires ha offerto una prospettiva orizzontale, la rassicurante vicinanza di pareti e finestre. Allora vivere significava camminare verso il tuo vicino, andare incontro agli altri a livello delle rotaie del tram o del primo piano. Adesso è tutta grattacieli verticali, il fiume è sparito, e in cambio abbiamo innumerevoli auto allineate come una fila di scarpe».


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Pubblicato: 24.07.2014
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