Principessa Luisa su La Repubblica

Principessa Luisa su La Repubblica

LA FIGLIA ANTIVITTORIANA DELLA REGINA VITTORIA
Recensione apparsa su La Repubblica il 9 novembre 2014

La biografia. La principessa Luisa fu la ribelle della casa reale inglese Lucinda Hawksley, pronipote di Dickens, ne racconta gli amori e i segreti

di Nadia Fusini

Il titolo inglese di questa biografia – The Mystery of Princess Louise – si allude al mistero e in effetti di misteri ce ne sono molti nella biografia che Lucinda Hawksley, pronipote di Charles Dickens, dedica alla “figlia ribelle” della regina Vittoria. Luisa è la sesta nata di una regina che non per particolare propensione alla maternità, ma piuttosto per una convinta adesione al dovere della copula regale, di figli ne mette al mondo nove. Distingue Luisa fin dall’infanzia la chiarezza con cui intende essere qualcuno, e cioè se stessa. Ideale che la rende nemica dell’ideologia al tempo dominante, che chiamiamo “vittoriana” in nome della madre; conia quale madre e ideologia Luisa non può non entrare in conflitto, essendo “la più intelligente delle principesse”. D’altra parte, per molti versi la regina Vittoria è un modello di lavoratrice: serissima nel suo ufficio al servizio del paese. Una madre lavoratrice che, rimasta troppo presto vedova dell’adorato Alberto, tira su i figli da sola. Sarà anche una tiranna, ma non le mancano certo i dispiaceri, con il primogenito Bertie erede al trono scavezzacollo, mentre sarebbe un buon re Alfred, che però è arrivato quarto. E con Luisa che vuol fare l’artista. Anche le famiglie regali hanno i loro problemi, sì che la biografia di Luisa presto si tramuta in un romanzo familiare, costruito per lo più sul gossip e sul sentito dire. Lo confessa l’autrice stessa, che nella sua ricostruzione si appoggia soprattutto alle salaci memorie di Skittles, l’ex-amante di Bertie, che diventerà Edoardo VII. Grazie a Skittles veniamo così a sapere che Luisa ha avuto un figlio da Walter Sterling, tutore del fratello Leopoldo. Ma lo scandalo si copre e il figlio sparisce. Oppure, che ha una relazione con Sir Joseph Boehm, scultore della regina, il quale morirà per un aneurisma proprio facendo l’amore con Luisa nel suo studio di Fulham. Tanto si spaventò la principessa, che da allora, secondo Skittles, non ebbe più amanti. In un delizioso tu per tu con la sua coscienza, Virginia Woolf si domanda: «Sono una snob?». Riconoscendo la propria condizione sine nobilitate e la propria modernità radicale, non sa come spiegarsi il fascino che prova per l'aristocrazia. In questa biografia si dimostra che Luisa, la quale principessa lo è davvero, fa di tutto per confondersi con la gente non di sangue blu – per lei la libertà consiste nel poter essere come tutti gli altri, e cioè comune. Ma proprio la manifestazione di tale spontanee tendenze – seguire la propria vocazione, amare chi ama, cenare con George Eliot, frequentare i Preraffaelliti, sostenere il suffragio femminile – la rende sospetta: è “strana”, si dice di lei, è “difficile”. È nata nel 1848, annodi rivoluzioni; forse proprio l’odore di libertà che c’è nell’aria spiega la sua personalità così determinata, così ribelle. “Loosy”, come la chiama la madre Vittoria, non è affatto facile da tenere a freno. È figlia di Vittoria sì, ma di certo non è vittoriana.


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Pubblicato: 21.11.2014
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