Storia delle Battaglie sul Mare su Libero

Storia delle Battaglie sul Mare su Libero

STORIA SCRITTA SULL'ACQUA
Recensione apparsa su Libero il 19 Agosto 2014

Le battaglie navali che hanno disegnato il mondo
Da Salamina alle Falkland un saggio analizza dieci decisivi scontri sul mare con le varie evoluzioni tecnologiche e tattiche. E oggi occhio all'aggressività della marina militare cinese.

di Mirko Molteni

Se oggi la lingua più studiata è l'inglese, è anche a causa di una battaglia navale decisiva che segnò l'inizio della decadenza per l'Impero Spagnolo, mentre l'antagonista Inghilterra intravide l'alba di un dominio anglosassone dei mari che prosegue ancora grazie alla filiazione degli Usa dal vecchio Impero Britannico. Era il 1588 quando Filippo II spedì 130 galeoni a soggiogare gli inglesi. Invencible Armada l'avevano chiamata a Madrid. Ma la regina Elisabetta la pensava diversamente. Da tutta Inghilterra si racimolarono 160 navi, molte inadatte all'uso bellico, ma altre, viceversa, assai avanzate, riprogettate per meglio sfruttare la potenza dei cannoni imbarcati. Guidata da personaggi come l'ammiraglio Charles Howard, il corsaro Francis Drake e l'esploratore Martin Frobisher, la flotta di Elisabetta attaccò per giorni l'Invencible Armada, logorandola e scacciandola ben oltre la Manica, in acque tempestose, costringendola a un lungo periplo dell'arcipelago britannico. Causa naufragi, solo 67 navi tornarono in Spagna. «Ho mandato i miei vascelli contro gli uomini, e non contro i venti e i marosi di Dio!», commentò Filippo II. Anche se la Spagna restò una superpotenza ancora per un secolo, lo scacco era stato epocale.
Come lo furono altri scontri navali, a cominciare da quello di Salamina, che nel 480 a. C. salvò la Grecia dalla sottomissione alla Persia, tenendo viva la coscienza di una diversità dell'Europa libera rispetto all'Asia dispotica. Fu nell'intrico di triremi che si speronavano in un'angusta baia che nacque l'idea di Europa, più antropologica che geografica.
A dieci di questi confronti marittimi è dedicato il saggio
Storia delle battaglie sul mare. Da Salamina alle Falkland (pp. 472, euro 24) del giornalista e scrittore Giuliano Da Frè. Lungo 2500 anni assistiamo a un'evoluzione tecnologica e tattica, con un occhio di riguardo al contesto geopolitico che causò i combattimenti, talvolta per dominare il mare, talvolta solo per negare la navigazione all'avversario. La distinzione fra «controllo del mare» e «diniego del mare», il primo di più vasta portata, il secondo di ambizione più limitata, è tra le basi della strategia navale, ieri come oggi. Ci spiega Da Frè: «Nelle battaglie da me analizzate, l'obbiettivo principale fu la ricerca del controllo del mare mediante massacri risolutivi, annientando l'avversario. Ma ci sono due parziali eccezioni. Ad Hampton Roads nel 1862, quando nel corso della guerra civile americana ci fu il primo duello fra corazzate, l'inferiore marina sudista puntava a interdire l'area prescelta dal comando nordista per un'azione anfibia. Alle Falkland nel 1982, invece, gli argentini, impossibilitati a cercare il controllo del mare, speravano di imporre attraverso una campagna aerea d'attrito pesanti perdite agli inglesi, obbligandoli a mollare la presa dopo aver interdetto loro le zone di sbarco. Perseguivano cioè il diniego del mare».
Fra gli episodi in esame pure il macello a Trafalgar del 21 ottobre 1805, quando l'inglese Horatio Nelson battè a prezzo della vita la squadra franco-spagnola dell'ammiraglio Villeneuve spezzando le velleità marittime di Napoleone. Si confermava il paradigma secondo cui una potenza terrestre (in quel caso la Francia) si ritrova a malpartito quando non riesce a sviluppare sul mare una forza sufficiente. Compito che invece era riuscito 2000 anni prima a Roma, permettendole di sgominare Cartagine.
E oggi? Guardando agli ammaestramenti del passato, si può vedere nella Cina, la cui marina militare cresce a vista d'occhio, un parallelo col Giappone degli anni fra il 1918 e il 1945, che finì per scontrarsi con gli Usa in numerose battaglie aeronavali, seguite dal lancio risolutivo delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. L'autore ci spiega: «La flotta della Cina odierna è una sorta di campionario di prototipi, sempre più avanzati, ma ancora eterogenei e con tecnologia importata. Il punto di forza degli ammiragli cinesi è però un'accurata pianificazione a lungo termine e a vari livelli: tecnico, operativo, dottrinale, geostrategico. L'attuale politica aggressiva di Pechino nei contesi arcipelaghi di Paracel, Spratley e Senkaku è legata sia alla volontà di controllare rotte strategiche e giacimenti sottomarini, sia alla creazione di una fascia esterna di isole che fungano da scudo difensivo, sulla falsariga di quanto fece il Giappone dopo il 1918. Per contenere la Cina, ecco quindi il rinnovato interesse degli Stati Uniti per il Pacifico».


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Pubblicato: 24.11.2014
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