Amerigo su Il Messaggero

Amerigo su Il Messaggero

IL FASCINO GIOIOSO DELLA VERA OSTERIA
Recensione apparsa su Il Messaggero il 02 Dicembre 2014

Ottant'anni di storia tra sedie di legno e profumo di vino
È l'orgoglio di Alberto Bettini, autore del libro "Amerigo"

LE RADICI
Non si capisce la cucina italiana se non si capisce la radicata, straordinaria cultura dell’osteria. Un patrimonio incredibile di saperi e sapori che la prepotente crescita dei ristoranti ha talvolta relegato in folklore, ovvero in formula "low cost", nazionalpopolare della migliore cucina regionale.
Una ragione di più per leggere e meditare sul piccolo, passionale volume di Alberto Bettini (Amerigo 1934. Ottantanni straordinariamente normali) oste con tutte le lettere maiuscole in Savigno, luogo di pace e di spazi tra le colline della cerchia fra Bologna e Modena. Questo oste animato da instancabile entusiasmo ha voluto celebrare gli ottant'anni della sua creatura, l'osteria di famiglia, chiamata Amerigo dal nome del fondatore, luogo di degustazione colta, informale e gioiosa del meglio del territorio.

LA CULTURA
Come scrive l'autore solo chi ha radici robuste nella terra, nella sua terra, può misurarsi col futuro. E il futuro gastronomico, nel luminoso arco di cielo di questa trattoria, diventa racconto paradigmatico per tutte le nostre trattorie dall'Appennino alle Madonie. Diventa intrigante pensare che a Savigno, borgo di tartufi e patria di un celebre esploratore come Amerigo Vespucci, quando si pensa "Amerigo" non ci si riferisce al cartografo ma al fondatore, nel lontano 1934, di una osteria che ha continuato a rinnovarsi sapendo costruire modernità a partire dall'antico. Piccoli gesti che già fanno la differenza. come il vino stappato al grande bancone di legno per consentire all'oste di allora e a quello di oggi di constatare di persona la qualità. Si affacciano nel racconto dell'oste di oggi artisti, produttori, "poeti" dell'oggetto di nicchia. Ci sono Margot, una femmina di Lagotto, insuperabile nella ricerca dei tartufi e le commoventi patate che Ettore e Giancarla Bruni coltivano a settecento metri di quota o, ancora, i salami di antica sapienza di Emanuele Ferri. Nel coro non mancano il macellaio, il mulino, il casaro del parmigiano, il segreto della mortadella gourmet.
Ieri Amerigo, oggi Alberto Bettini, è il racconto di una storia d'amore che si rinnova tra tavoli di legno, pregiate bottiglie e profumi della cucina che si fanno concreta presenza di sala mentre sfilano le tigelle col pesto corro montanaro, sontuose tagliatelle al ragù, sublimi tortellini, umoroso galletto alla cacciatora. Cosi si diventa speciali, rinomati ma accessibili a tutti, protagonisti di una storia ininterrotta che è la storia della grande cucina italiana, dei suoi vini, dell'inestricabile rapporto che lega un campanile a una terra a un modo di fare cucina. Quella cucina che, se persa alla memoria, sarebbe doloroso quanto l'incendio di una intera biblioteca.


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Pubblicato: 13.01.2015
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