La zoccola etica su Repubblica

La zoccola etica su Repubblica

CARE DONNE LA LIBERTÀ È TRADIRE FELICEMENTE
Recensione apparsa su Repubblica il 27 Agosto 2014


di Leonetta Bentivoglio

La fedeltà è una nozione ormai vuota di significato, per lo meno nell'ambito della sessualità? C'è chi lo pensa: «Non ha proprio niente a che vedere col sesso, sostiene impavida la saggista e sessuologa americana Janet Hardy. «Fedeltà vuol dire mantenere una promessa: di supporto emozionale, di sostegno reciproco, di condivisione delle rispettive vulnerabilità. Che c'entra il sesso?», si domanda Janet, nota come co-autrice, insieme a Dossie Easton, di un libro capace di accendere discussioni e raccogliere proseliti, diventando un bestseller.

ll libro si intitola The Ethical Slut, nel senso di "troia" o "battona" etica, o più cautamente di "sgualdrina" o "adultera". Edito nel 1 997 e riproposto con ampi aggiornamenti nel 2009, è giunto in ltalia quest'anno col titolo La zoccola etica. Vasta e simpatica sessantenne, la Hardy ha fatto del poliamore la sua battaglia esistenziale, incoronandosi ideologa di un filone che in America è ormai un fenomeno sociale, con 500 mila adepti dichiarati e tanti altri "sotterranei". La tendenza equivale alla pratica, o alla possibilità, d'intrattenere molti rapporti intimi simultaneamente, con la consapevolezza e il consenso delle parti coinvolte. Spunto notevole per il nostro viaggio nella fedeltà, il poliamore provoca gioie e assilli, testimoniati dagli estenuanti trascorsi personali della stessa Janet, sposata con Edward e poliamorosa come il coniuge: «Ci stiamo avvicinando al decimo anniversario di nozze», racconta. «Siamo entrambi bisessuali e abbiamo avuto innumerevoli esperienze. Non solo con il poliamore, ma anche con il Bdsm (sigla corrispondente all'insieme delle pratiche sadomaso, ndr) e con il gender-bending (assunzione di un ruolo diverso da quello assegnato al proprio genere, ndr). Ma ora che abbiamo una certa età, la voglia di continuare a esercitare queste attività si è in gran parte esaurita, dato che abbiamo fatto sesso quanto cinque persone normali», confessa.

Signora Hardy: si è concretamente diffuso il poliamore negli Stati Uniti?
«La sua visibilità è cresciuta moltissimo e insiste nell'aumentare. Ho appena assistito a uno spettacolo teatrale comico destinato a un folto pubblico, inclusivo di molti bambini. Nei dialoghi c'erano battute sulle relazioni poliamorose che suscitavano grandi risate. Prima dell'uscita del mio libro non le avrebbe capite nessuno. Per quanto sembri strano, del movimento si è parlato più che mai un paio di anni or sono, quando il politico ultra-conservatore NewtGingrich ha chiesto ufficialmente alla moglie di "aprire" a esterni la coppia. Notizia rimbalzata sul New York Times, che mi ha interpellata come esperta dell'argomento. Se qualche anno fa mi avessero detto che molti americani sarebbero venuti a conoscenza del poliamore grazie a Newt Gingrich sarei morta dal ridere, eppure è andata così. Forse perché quella situazione ha dimostrato che il poliamore non riguarda solo certi californiani stravaganti e libertari come me».

Crede che la monogamia sia avviata ald eclino?
«Non ho mai ipotizzato l'estinzione della coppia monogamica, che può essere molto funzionale. Ma è solo "un" tipo di relazione. Sono convinta che, se tutti potessero decidereq ual è il rapporto più opportuno per loro, senza giudizi né sanzioni sociali, non pochi sceglierebbero la monogamia, meno problematica e impegnativa. A me, semplicemente, piacerebbe vedere un mondo in cui esistono diverse opzioni e ciascuna viene considerata socialmente accettabile».

Pur non coinvolgendo la sfera sessuale, ci può essere, nella sua prospettiva, un tradimento sul piano affettivo?
«La questione è complessa: nell'infedeltà non si può prevedere una delimitazione degli affetti e delle emozioni. Di solito le coppie che sono ancora alle prime armi nel campo del poliamore cercano accordi sulle modalità degli incontri con esterni esigendo la loro esclusiva natura sessuale, senza implicazioni di sentimenti. Però poi si rendono conto che è una regola assai ardua da rispettare. Non si può bandire per principio l'intimità emotiva dal sesso: io ho vissuto momenti di grande amore durante certe avventure di una notte. Il patto poliamoroso funziona meglio se si stabiliscono limiti facili da definire. Esempio: niente pernottamenti, o solo una volta a settimana, o quel che sia».

Lei scrive che la gelosia sconfina spesso nell’invidia.
«L'invidia è volere ciò che ha qualcun altro. La gelosia è volere che quel qualcuno non ce l'abbia affatto. Se il mio partner fa sesso con un'altra in un modo in cui non lo fa con me, posso sentirmi gelosa e sperare che la smetta. Diventerei invidiosa qualora sperassi che lui faccia sesso con me allo stesso modo. Di solito il secondo problema è di risoluzione più facile del primo».

Perché gli omosessuali hanno fama di essere più infedeli de gli etero?
«Perché è così: nei circoli di gay, lesbiche e bisessuali c'è una maggiore disponibilità alle relazioni aperte. Se ci si allontana da un "dover essere”, è tanto meno difficoltoso distanziarsi anche da altri obblighi quali la monogamia. A mio avviso la promiscuità tra gay ha a che fare con la libertà di non preoccuparsi dello squilibrio di potere. Quando un uomo esplora il sesso con una donna, entrambi si trovano a confrontarsi col fatto, vero o falso, che lui è più forte di lei e può sopraffarla. Nell'incontro tra due uomini o due donne, invece, si presume che tutti e due abbiano lo stesso potere e possano negarsiall'altro, se non sono interessati. Perciò è più facile andare avanti senza temere che uno tra loro non sia consenziente».

Qual è il suo rapporto col femminismo? E come hanno rea gito le femministe a The Ethical Slut?
«Dossie Easton ed io ci sentiamo profondamente femministe e siamo persuase che il nostro libro sia un trattato femminista. Concepiamo il poliamore come un'occasione di mettere in crisi il paradigma che, nella storia dei rapporti umani, associa la coppia all'idea di proprietà. Da parte delle femministe ci sono state svariate reazioni al libro. Alcune credono che il poliamore uomo-donna coincida con una sorta di poligamia religiosa, dov'è il marito a comandare e a possedere. Naturalmente si oppongono a questo modello, che anch'io trovo detestabile. In realtà ho constatato che le donne hanno un ruolo più rilevante nelle comunità poliamorose che in quelle monogamiche. Le femministe se ne stanno rendendo conto, e iniziano a riconoscere il poliamore come una scelta relazionale valida e avvincente».


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Pubblicato: 14.01.2015
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