Georges Simenon su Il Piccolo

Georges Simenon su Il Piccolo

VITA E LEGGENDA DI SIMENON AMMESSO TRA I GIGANTI DEL '900
Recensione apparsa su Il Piccolo il 03 Febbraio 2015


Biografia del saggista Pierre Assouline che ha avuto accesso all'archivio dello scrittore. La scrittura torrenziale (pari a Balzac), le diecimila amanti, la smania di fama duratura

di Roberto Bertinetti

"Ha sempre vissuto all'insegna dell'eccesso“, dice di Georges Simenon il saggista francese Pierre Assouline che al padre di Maigret dedica un'accuratissima biografia (Georges Simenon, Odoya, 598 pagine, 28 euro) dopo aver avuto accesso all'archivio dello scrittore scomparso nel 1989. Il volume offre il ritratto di un maestro della narrativa di consumo che per mezzo secolo ha rispettato il medesimo rituale: oltre quattrocento romanzi sono nati durante le prime ore del mattino, con il conforto di alcune pipe cariche, due dozzine di matite ben temperate e una busta. Su quest'ultima Simenon appuntava i nomi dei personaggi, i loro dati biografici essenziali e poco altro. Poi si metteva al lavoro, inventando sul momento la trama. Di solito il testo era pronto in una settimana, poi gli occorrevano pochi giorni per rivederlo.
La routine si interruppe all' improvviso il 18 settembre 1972. Quella mattina annotò sulla busta un paio di nomi e rimase a fissarli per ore, lottando con le bizze di una fantasia diventata di colpo sterile. Senza alcun indugio decise di abbandonare la letteratura, vendette la villa dove viveva, i mobili, le auto, licenziò gli undici domestici. Tuttavia, commenta Assouline, non poteva andare avanti senza elaborare storie. E infatti si rimise al lavoro sul versante autobiografico, dettando al registratore centinaia di nastri, poi confluiti in una copiosa serie di volumi tra i quali spiccano Lettera a mia madre e Memorie intime, dedicate alla figlia suicida.
Non sono pochi i segreti che nascose durante la sua esistenza e le leggende che diffuse. Il caso più spinoso riguarda gli interventi antisemiti apparsi tra il giugno e l’ottobre del 1921 su un quotidiano belga. Sosteneva di ricordarne solo un paio, mentre in realta furono diciassette e tutti intrisi di volgari luoghi comuni contro gli ebrei. «Il ruolo degli ebrei nella finanza internazionale – vi si leggeva tra l'altro – non è una fantasia. La verità è che il pericolo giudaico esiste e le forze nazionali, in particolare quelle cattoliche, hanno il dovere di combatterla». lnattendibile è poi il racconto sulle difficolta sperimentate a Parigi all'epoca dell'esordio, quando avrebbe trascorso un lungo periodo in modeste stanze salvandosi a stento dalla fame. In realtà appena quattro mesi dopo l'arrivo nella capitale francese dalla natìa Liegi si insediò in un appartamento nell'esclusiva Place des Vosges, pagando senza alcun problema un affitto elevato grazie agli ottimi guadagni per i primi polizieschi.
Oltre ai romanzi della serie di Maigret e agli altri composti durante gli anni della maturità, Simenon diede alle stampe all'inizio della carriera duecento feuilleton destinati al rapido consumo per un totale di centinaia di milioni di copie vendute. Il termine di paragone di un uomo dal fervore creativo tanto torrenziale, sottolineano gli studiosi, è persino scontato: solo Balzac fu capace di sottostare ad analoghi ritmi, inventando un universo altrettanto completo in ogni mini- mo particolare. Ed è proprio il nome di Balzac quello che ricorre con maggiore frequenza negli innumerevoli testi critici a lui dedicati da quando anche l'università lo ha rivalutato, superando sia pure con ritardo le perplessità a lungo avanzate in ragione del suo vasto successo. «Simenon – ha chiarito George Steiner – è l'unico romanziere del '900 che possa rivaleggiare con i giganti del XIX secolo».
Se gli accademici si sono mostrati a lungo perplessi di fronte al valore artistico delle avventure di Maigret e alla moltitudine delle opere che non hanno per protagonista il pacioso commissario parigino, la stessa cosa non può dirsi di alcuni illustri colleghi che presero a lodarlo senza riserve sin dall'esordio. Lo testimoniano, ad esempio, le lettere speditegli da André Gide, nelle quali viene definito senza mezzi termini "un fenomeno". Altrettanto prodighi di elogi si mostrarono in seguito ]ean Cocteau, Henry Miller, Mauriac e Céline. Tutti rimasero incantati dall'abilità dello scrittore nel ritrarre con pochi elementi la sonnolenta atmosfera di una provincia francese che diventava allegoricamente significativa, gli scarti e i sobhalzi nella coscienza di uomini insignificanti, tramutati in altrettanti portavoce di tragedie collettive.
Una tragedia dell'inquietudine, puntualizza il biografo, è stata anche la vita di Simenon, conclusasi il 4 settembre 1989. Segnata dalla leggenda delle diecimila amanti – di cui, si vantava, "almeno ottomila mercenarie" –, dai burrascosi rapporti con la madre, le mogli e la figlia, dai viaggi, dalla passione per le barche (oltre trenta cambiate a ritmo vertiginoso, percorrendo anno dopo anno i canali navigabili di Francia, Olanda e Belgio), dall‘angoscia provocata dalla ricerca continua di una fama duratura (più di una volta ammise di sognare il Nobel) dal continuo turbinio delle amicizie, dal complesso rapporto con il denaro. Sotto il profilo politico, sostiene Assouline, era un conservatore, nonostante si dichiarasse “un anarchico e un cittadino del mondo", perché, proveniente da un ambiente piccolo borghese e cattolico, aveva paura del progresso. Libri come Le finestre di fronte, L'uomo che guardava passare i treni, Il testamento Donadieu, ll borgomastro di Furnes restano insuperabili per chi desidera ricostruire in dettaglio la fase del trapasso da un mondo saldamente ancorato alle proprie leggi e ai propri dogmi a un quotidiano caotico, privo di punti fermi, angosciante e assurdo nella sua contemporaneità.
A giudizio di Assouline separare l'uomo Georges dallo scrittore Simenon sarebbe assurdo, almeno quanto separare il contenuto dalla forma. ll biografo è infine certo che di Simenon vada detto ciò che di solito si sostiene per Graham Greene. Come lo scrittore inglese, anche lui ha riplasmato la realtà nella sua interezza, partendo dal basso, "senza aggiungervi neppure un grammo di grasso letterario", secondo la ben nota formula coniata da Alfred Polgar per Hemingway. È grazie a queste scelte se il suo posto continua a essere a fianco di quei narratori camaleontici e universali, cui ci si rivolge per interpretare un paese o una particolare epoca attraverso la lente di un romanzo.


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Pubblicato: 16.03.2015
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