Odoya, le storie di nicchia creano la pagina vincente

Odoya, le storie di nicchia creano la pagina vincente

EDITORIA UNDER 40
La parabola di un marchio nato in città

recensione apparsa su Il Resto del Carlino/Bologna il 30 maggio 2009


di Lorella Bolelli 

Si sono scelti un nome che non significa nulla ma che è presente in ogni lingua del mondo: Odoya in Nigeria identifica la dea generatrice, in Georgia è il ritornello di una litania cantata dai minatori, in Sudamerica s’intona come laude alla dea della pioggia, in Giappone è il nome di una catena di supermercati. Nel 1987 Billy Joel lo scelse come titolo d’apertura del concerto che tenne a Leningrado. Qui a Bologna (Via Benedetto Marcello 7) è l’etichetta giovane fondata da un gruppo di under quaranta che nell’internazionalizzazione e nella ricerca delle microstorie ha investito raggiungendo in pochi mesi la trentina di titoli. Il direttore è Marco De Simoni, ex Clueb di lungo corso nonostante i soli 36 anni: «Mentre lavoravo alla produzione destinata al pubblico universitario mi sono accorto che esistono nicchie di mercato che l’editoria trascura: gli studi di genere, le ricerche su filoni di storia ricca ma limitata a un argomento molto specifico, per esempio quella dell’impotenza, che abbiamo trattato dal punto di vista medico ma anche sociale, culturale, o quella del fumo, della Coca-Cola, dell’alchimia. Oppure le biografie di personaggi singolari come Andrea Doria. O ancora le cosiddette RealFiction ripescate dalla narrativa americana degli anni ’50 e ’60. Il tutto sempre corredato da un apparato iconografico molto curato che percorre una strada quasi parallela e autonoma rispetto al testo».

LE PROSSIME uscite riguarderanno la Storia del conflitto anglo-irlandese con prefazione di Giulio Giorello e quella della conquista del West con approfondimento minuzioso di ogni battaglia. Bologna dunque produce ancora cultura e vi si può scommettere anche da imprenditori? «Ha perso un po’ della sua natura di città d’avanguardia – risponde De Simoni, a capo di una squadra di sole sei persone – però mantiene comunque una forte matrice multiculturale e le possibilità di poter costruire qui un modello d’integrazione valido ed esportabile altrove ci sono e sarebbe importante alimentarle. Anche se forse Cofferati non ha interpretato correttamente il tessuto sociale presente».
 
ODOYA invece è riuscita perfettamente, anche dalla provincia a inserirsi nel mercato editoriale entrando dalla porta principale : distribuzione Messaggerie, circuito di prenotazione centralizzato Feltrinelli con mille copie a disposizione e una resa mai superiore al 15-18%, visibilità sugli inserti specializzati dei giornali, attestati di stima. «Come quando abbiamo scoperto una Storia della tortura scritta da Franco Di Bella. Mandari – ricorda De Simoni – una mail ad Antonio per assicurarmi che fosse proprio del padre. E lui mi ha risposto entusiasta scrivendo anche un lungo saggio d’accompagnamento». E Fabio Fazio ne ha ricavato un ampio sipario nel suo Che tempo che fa.


Pubblicato: 01.06.2009
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