Tracce di rossetto su Rumore

Tracce di rossetto su Rumore

Recensione apparsa Rumore di Novembre 2010

di Barbara Tomasino

"La noia è sempre controrivoluzionaria",
recitava uno dei tanti slogan ad effetto dell'Internazionale Situazionista, ovvero quel movimento di intellettuali post-Dada sorto sul finire degli anni '50 che aveva il suo epicentro a Parigi, ma che si estendeva a tutta l'Europa eccitata dal vento del cambiamento che soffia­va in quegli anni.

Il '68 indicò quel gruppo di sovversivi
— e in particolare l'ideatore e capo carismatico del movimento, Guy Debord — come fonte d'ispirazione, eleggendo il libro La socie­tà dello spettacolo dello stesso Debord a testo chiave per l'im­pianto ideologico della rivolta studentesca che infiammava la Francia e non solo. "Lo spettacolo ( ... ) era il capitale accumu­lato fino a diventare un'immagine", sentenziava Debord, ed era contro questa forma di passività sociale tesa a controllare le menti che i Situazionisti si scagliavano. La ricostruzione delle gesta del gruppo è uno dei temi affrontati da uno dei libri più affascinanti e complessi dello storico del rock e del costume giovanile Greil Marcus, Tracce di rossetto.

Da anni fuori catalogo in Italia,
la casa editrice bolognese ha ristampato il testo — scritto nell'89 — mostrando la sua innegabile attualità. Cosa unisce il sanguinario Giovanni di Leida (a capo di una frangia anabattista che assaltò la città di Munster nel 1534), le avanguardie storiche con in testa il Dadaismo di Tristan Tzara, i Lettristi (progenitori dei Situazionisti nei tardi anni '40) guidati da Debord e Isou Isiciore, i detournement dell'IS (l'Urbanismo Unitario, la piscogeografia), Malcom McLaren e il punk? La risposta di Marcus è un filo rosso di controcultura che attraversa il XX secolo (che affonda appunto le sue radici nella Riforma Protestante del '500), segnando le tappe di una storia alternativa del '900. McLaren, nei primi anni '70, aveva avuto dei contatti con alcuni esponenti del situazionismo britanni­co, ma la sua idea di società dello spettacolo non poteva coincidere con l'assolutismo di stampo marxista di Debord e soci, quanto piuttosto risol­versi in un'intuizione radicale e nichi­lista di sfruttamento della spettacola­rizzazione della società per affermare — fino al parossismo — la sgradevolez­za della stessa. Le sue creature, i Sex Pistols, "avrebbero dovuto essere poco più che un fuoco di paglia, una meraviglia, una fabbrica per far soldi e per farsi qualche risata, un tocco del vecchio épater la bourgeoisie. ( ... ) aveva dato loro un nome ridicolo e offensivo, li aveva edotti sulla vacuità della musica pop ( ... ) li aveva rassicurati che potevano fare rumore quanto chiunque altro, che ne avevano diritto.

Se fosse andata male
avrebbero sempre potuto essere un poster vivente per il suo negozio", scrive Marcus. Come il rock and roll — qui rappresentato dalle prime battute di Roadrunner dei Modern Lovers, magistralmente analizzate dallo scrittore in tutta la loro ineffabile compiutezza — ha acce­so una speranza, additato una via rivoluzionaria da percorrere (almeno come meta agognata), così il punk ha bruciato tutti quei sogni e danzato sulle ceneri urlando come un ossesso No Future: nessun futuro per voi, né per me, ma solo la bef­farda consapevolezza che si è messa in scena la più grande e geniale truffa del secolo.

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Pubblicato: 12.11.2010
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