Amore, Eros e Pregiudizio

Amore, Eros e Pregiudizio

LE RESISTENZE E LE DIFFIDENZE DEL NOSTRO PAESE
Recensione apparsa su Repubblica il 25 novembre 2010


di
Natalia Aspesi

Le signorine degli anni '50 non ne conoscevano l'esistenza, o almeno facevano finta, per dimostrate la loro spesso simulata innocenza. In ogni caso, non lo si nominava mai, era una diavoleria peggio del peggio, che era poi lasciarsi intrappolare su un prato o chissà dove da uno svelto giovanotto: che naturalmente non ne era provvisto e se poi succedeva l'irreparabile, con conseguenze tragiche quali ritrovarsi incinta, beh, peggio per lei, fosse stata davvero una brava ragazza, avrebbe preferito la morte piuttosto che cedere. L'innominabile preservativo, che divenne sussurrabile quando si diffuse la dizione inglese, condom, che lo faceva sembrare meno diabolico, era cosa che non riguardava le ragazze dette da marito, ma solo le favoleggiate prostitute, anche loro, a quei tempi, invisibili in quanto indaffarate nelle case chiuse, se non nei film in cui erano sempre sanissime e buonissime e morivano affinché l'amato potesse sposare la candida fidanzata.
Il solo scopo del misterioso oggetto di cui non si conosceva la materia (morbida, ferrea, di gomma, di plastica?), né la forma, avendo anche poca dimestichezza con ciò che doveva contenere (un cappellino, un grosso tubo, il dito di un guanto?), era quello di proteggere l'uomo conquistatore dalle malattie veneree, pestilenza lontana che non poteva riguardare le brave ragazze, neppure se, pur mantenendosi vergini per un futuro matrimonio, non disdegnavano giochi con gli amici di famiglia, quelli scartati perché privi dei numeri necessari per diventare dei comodi mariti. Che l'uomo prima di sposarsi avesse il diritto di esercitare una nebulosa sua vita sessuale, era scontato: con peccaminose signore sposate, o con donne di vita, o compagni di scuola (cosa che neppure si immaginava), non aveva importanza, purché in questa sUa necessaria e non deprecata abitudine non gli venisse in mente di sfiorare le ragazze che poi avrebbe eventualmente sposato.
Anche nei decenni successivi, mentre le ragazze si emancipavano e cominciavano a perdere la verginità non solo dopo il matrimonio, ma sempre più precocemente, attestandosi adesso tra i 14 e i 16 anni, il preservativo non è riuscito a diventare un prezioso e fidato amico, evocando orrori che nulla hanno a che fare con l'amore, reso ancora meno allettante dalle ultime confuse dichiarazioni del Papa: solo le più svelte ne hanno sempre un paio in borsa (anche le previdenti ragazze di Sex and the city), conoscendo la distrazione e impreparazione dei maschi di passaggio. Stessa malavoglia, pare, negli incontri omo. Soprattutto i giovanissimi e le giovanissime, che del resto col loro innamorato, se coetaneo imbranato, non saprebbero neppure come usarlo, lo vedono come un impedimento alla spontaneità, all'accecamento d'amore. Magari le mamme hanno già rimpinzato di pillola le loro bambine, ma si sa che non basta. E infatti mentre calano le vendite dei condom (115 milioni nel 1999, 100 milioni nel 2009), si raddoppiano le infezioni, compreso l'Aids.
Eppure, il disprezzato preservativo ha una sua meravigliosa storia sin dal momento in cui il primo uomo si è accorto di quel suo indocile pendaglio: l'ha scritta Aine Collier, l'ha pubblicata Odoya, ed è una affascinante avventura nella nostra insipienza.


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Pubblicato: 25.11.2010
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