Giornalismo del dopoguerra, recensione e presentazione

Giornalismo del dopoguerra, recensione e presentazione

ALLA FELTRINELLI IL VOLUME DI GORI SAVELLINI
Cronache del dopoguerra: la storia rimossa

recensione apparsa su Il Corriere della Sera/Bologna l'08 giugno 2009


di Luca Sancini

Un'amnistia (quella di Togliatti nel 1947) che fu anche "amnesia" e una rimozione di massa nell'opinione pubblica guidata dalla carta stampata. Così anche attraverso lo strumento dei giornali, l'Italia uscì dai due anni di lotta di liberazione e guerra civile, dimenticando più che indagando, piegandosi alle realpolitik anziché affrontare nodi storici vanuti comunque più in là al pettine.
È questa una delle tesi di Giusepper Gori Savellini, studioso ed esperto di Comunicazione, dal titolo Giornalismo del dopoguerra, tra memoria e rimozione (ed. Odoya, 236 pagine, 16,50 euro) che analizzando gli articoli di cinque tra i principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, Il Messaggero, La Nazione, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Trieste), dai giorni immediatamente dopo la Liberazione fino al 1950, arriva alla conclusione che fu messo in atto (con spirito bipartisan) un vero processo di rimozione, con l'obiettivo di pacificare il Paese. Se da un lato la borghesia non aveva interesse a puntare ad un vero rinnovamento della società che portasse anche a pagare il conto delle commistioni con il regime fascista, dall'altra il Pci e le forze di Sinistra, evitavano ad esempio di approfondire troppo la questione delle foibe, del conflitto con la jugoslavia titina. Ed entrambe le parti, i conservatori con spirito autoassolutorio, la Sinistra per legittimarsi come forza nazionale e patriottica, trovarono nei tedeschi i veri (o meglio i soli) colpevoli delle atrocità della guerra.
Non fu guerra civile ma un secondo Risorgimento era la parola d'ordine, e così: «I tedeschi sulla stampa nazionale diventano le belve, le belve assetate di sangue. Indro Montanelli sulle pagine del Corriere segue il processo Kesserling, che diventa il mostro mentre i fascisti sono visti come persone che al massimo non hanno avuto il coraggio di opporsi, non colpevoli fino in fondo».
Secondo l’autore anche le inchieste sull’omicidio Mussolini sfociano, dopo i primi tempi, in servizi con un taglio più da rotocalco con reportage fotografici (la relazione con Claretta Petacci, le foto del Duce sul lago di Como come fosse a una gita) perdendo via via che ci si allontanava dalla Liberazione, il pathos del giornalismo di cronaca. «Rileggendo il giornale di Trieste nei mesi immediatamente la fine della guerra — dice ancora Savellini — si scopre che la vicenda delle Foibe, degli eccidi in queste zone era conosciuta e la stampa locale ne parlava apertamente. Il problema è che non ne fu fatto un caso nazionale, fu poco trattato dai grandi giornali. Con buona pace di tutti: dei fascisti che avrebbero dovuto parlare delle atrocità dell’occupazione italiana, dalla sinistra che si sentiva in imbarazzo davanti a quelle morti».

Il libro verrà presentato oggi alle 18 alla Feltrinelli di Piazza Galvani.
Insieme all’autore il direttore del Parri, Luca Alessandrini.


Visualizza l'immagine dell'articolo


Di seguito l'evento segnalato al sito della Feltrinelli

Feltrinelli, presentazione del libro Giornalismo del dopoguerra

Pubblicato: 09.06.2009
Odoya srl. Via Carlo Marx 21, 06012 Città di Castello (PG)
Tel +39.0753758159 / Fax +39.0758511753 - info@odoya.it - P. iva 02774391201
Copyright © 2019 Odoya. Powered by Zen Cart - Designed by InArteWeb
Parse Time: 0.168 - Number of Queries: 136 - Query Time: 0.043593732208252