Giornalismo del dopoguerra

Giornalismo del dopoguerra

Tra memoria e rimozione

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Autore: Giuseppe Gori Savellini

Al termine della Seconda guerra mondiale l’Italia è un paese insanguinato, dilaniato da conflitti umani e politici, al contempo è una terra di confine, l’ultima appendice occidentale sul Mediterraneo.
Quale ruolo hanno avuto i giornali in questa situazione?

Un ruolo principale, il veicolo tra le necessità del governo e la reazione del paese.
Il desiderio collettivo di chiudere i conti con il passato trova risonanza perfetta sulle pagine dei quotidiani, appena tornati nelle mani dei vecchi proprietari. Si assiste così a una lenta ma inesorabile rimozione della memoria dei conflitti appena sopiti.

Il racconto, attraverso le parole dei giornalisti e gli articoli più significativi,  del giornalismo italiano nell’immediato dopoguerra, dal processo Kesselring (descritto magnificamente da Indro Montanelli nel 1947), alla cicatrice visibile di filo spinato a tagliare il territorio della Venezia Giulia e dell’Istria.

La storia dei conflitti presenti in Italia, tra antifascisti e anticomunisti nella quale i giornali giocarono un ruolo politico, reso esplicito anche dall’analisi degli assetti proprietari delle maggiori testate italiane.

La rappresentazione che i giornali e i media danno della società diventa il fatto stesso: ciò che non è raccontato non è mai esistito. L’ansia di rimozione degli italiani appena usciti dagli orrori della guerra si sposa con quella dei proprietari dei giornali, del governo e dell’opposizione.


“...seguo abbastanza quello che vai scrivendo […] più adesso
di quando scrivevi sui giornali comunisti, ma non ho capito
bene se sei più sincero adesso o allora.
Non è facile dire 
la verità, quando non sai nemmeno dove stia.”
Florestano Vancini, Le stagioni del nostro amore

“I tristi uomini che siedono dietro il banco furono tutti
dei ferventi fascisti per ottenere
dal loro duce onori, ricchezze e impunità per i loro ladrocini […]
Oggi di quella fede di un tempo parlano,
per mettersi in salvo, con disprezzo e irrisione:
prodezza di rinnegati che fa più pena dei loro delitti.”

Piero Calamandrei al Processo Roatta

Autore
Giuseppe Gori Savellini, laureato in Storia dei Media presso il dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Siena è cultore in Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico. Si occupa di comunicazione pubblica e politica. Studioso anche di cinema, collabora con festival, rassegne e laboratori di produzione.


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Recensioni:
- Corriere della Sera/Bologna, 8 giugno 2009.


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Data di inserimento in catalogo: 14.04.2009.

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