Sangue, sesso, scandali. Le tre esse dei Visconti

Sangue, sesso, scandali. Le tre esse dei Visconti

Recensione apparsa su Il Giorno il 4 luglio 2010

di Anna Mangiarotti

Fredda luce dell’alba. Il duca riverso sulla pietra antistante la chiesa di San Gottardo. Una bianca figura di donna, le bionde trecce scarmigliate nel dolore, abbandona sul ventiquattrenne amato insanguinato un’effusione di petali.

Lei, la meretrice, la sola nello sgomento e nel vuoto della viltà che ha disperso tutti quelli che prima applaudivano al signore di Milano. La morte di Giovanni Maria Visconti, colpito dal pugnale dei sicari il 16 maggio 1412, è illustrata in una grande tela da Lodovico Pogliaghi nel 1889 (proprietà dell’Accademia di Brera, ora in deposito alla Camera dei deputati di Roma) Romantica suggestione per i politici: bellezza e delirio del morir da amanti…

La Vicenda, argomento della comi-tragedia scritta a quattro mani da Carlo Porta e Tommaso Grossi nel 1818, è riconsiderata dal giornalista giallista Antonio Perria in «Storie di Amore e di Sangue. Le appassionanti vicende di Angioini e Visconti» Odoya) . Di Giovanni Maria l’autore considera però il malgoverno, le tasse pesantissime e la corruzione, che contagia anche i monasteri bresciani frequentati dalle donne di piccola virtù di tutta la Lombardia. Storie di molti scandali.

Un capitolo è per madonna Isabella, moglie di Luchino Visconti, che la impalma a sessant’anni, il triplo dell’età di lei. Il 30 Aprile 1347, una fastosa comitiva parte da Milano per accompagnare a Venezia la duchessa, che s’inginocchierà in San marco per un voto esaudito: il felice parto di due gemelli. Nel percorso, la corte di Verona, l’incontro con Ugolino Gonzaga, da tempo suo amante. Quindi, non un colpo, di fulmine. Ma una lettera informa il Visconti che la consorte era stata «certamente presa da un incantesimo d’amore». Piena e spietata medita Luchino la vendetta, non a sangue caldo. Così la signora ha il tempo di prevenirlo, con un calice di vino al veleno.

Barnabò, la figura giudicata «più interessante»: sangue caldo, acuto politico, sublime generosità, un centinaio di figli attribuiti e un numero più che doppio di amanti. L’affetto, lo riserva di cani da caccia (5 mila per la cronaca). Da giovinetto, aveva tramato per togliere di mezzo lo zio Luchino. Poco portato alla vita amorosa risulta Filippo Maria: a 19 anni sposa l’ambiziosa Beatrice Lascaris, vedova trentanovenne del capitano Facino Cane, chiedendole solo di mettergli a disposizione i denari e le ben addestrate milizie del defunto marito.

Per sbarazzarsene qualche anno dopo, l’accusa di essersi intrattenuta in modo inhonesto col paggio Orombello. Sul banco degli accusati, la signora contrattacca: da processare era Filippo Maria, il più crudele, infido e corrotto uomo del mondo. Finisce comunque sul patibolo, e il boia prima le tagliuzza e infigge aghi nelle mani «con le quali si era dilettata toccando le parti vergognose dell’amante». Il marito sposerà Maria di Savoia e morirà il 13 Agosto 1447 a 55 anni, nonostante le cure dei medici e gli esorcismi dei maghi. La sua unica erede Bianca Maria, nata da Agnese del Maino, porta in dote la signoria di Milano a Francesco Sforza. Fine della dinasty Visconti. Per un secolo e mezzo, da Ottone eletto con bolla papale arcivescovo il 22 Luglio 1262 «un carosello infernale di battaglie, tradimenti, amori e sangue»



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Pubblicato: 08.07.2010
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