Concept Album su il Mucchio

Concept Album su il Mucchio

Recensione apparsa su il Mucchio di Luglio e Agosto 2010

di Massimo Pirotta

Alcuni studiosi rock indicano in The Wee Small Hour di Frank Sinatra (1955) come il primogenito dei concept album. Incisioni a tema, sostanziali, che tramano a 33 giri. E alle volte possono risultare anche un po’ spocchiosi. Nella seconda metà degli anni 60 prende forma questa predisposizione sempre più marcata. La popular Music fuoriesce dal Jukebox, vince la paura di lambire quiz sociologici, semiotici, antropologici e fa uso di traiettorie musicali cerebrali e chimiche. Gli ascolti da mono si fanno stereo. Artisti ed ascoltatori diventano più esigenti. I primi anni 70 sono il periodo d’oro dei concept album, grazie soprattutto alle numerose formazioni di rock progressivo.

Ma non solo.
Si arriva ai nostri giorni, tra chi pasticcia e tra chi di questa attitudine ha fatto la propria fortuna. Follero scrive dei Beatles che rinunciano ad esibirsi dal vivo e preferiscono sperimentare negli studi di registrazione, dell’avvicinamento alla musica  classica dei Procul Harum, di dilatazioni psichedeliche, di produttori premonitori, dello Zappa di Freak Out!, del Who di Tommy, dei Pretty Things di S.F. Sorrow, di David Bowie/ Ziggy Stardust, di Jesus Christ Superstar e The Rocky Horror Picture Show. E naturalmente dei migliori episodi di King Crimson, Genesis, Jethro Tull, Colosseum, Gentle Giant, Pink Floyd. Così come del De André di Tutti morimmo a stento, delle fiabe musicali di Edoardo Benanto, del marasma pagano-celestiale del prog maccheronico 70 e post.

Velleità varie, dove si inciampa e ci si rialza facendo i conti con codificazioni, l’avvento dei videoclip, gli anni zero (American Idiot dei Green Day), e che oggi fanno rovistare su “un interesse ormai rivolto, più che ai contenuti, al senso che assume la forma nel momento stesso in cui viene utilizzata. In attesa di una rinascita creativa. O del giudizio definitivo”. Una storia di incanti e disincanti dove non mancano il rock dell’opposizione degli Hnery Cow e il Baglioni di Questo piccolo grande amore. Un libro grazioso, ornato dalla prefazione di Franco Fabbri.


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Pubblicato: 21.07.2010
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