New York di Mario Maffi, recensione sul Mucchio

New York di Mario Maffi, recensione sul Mucchio

Recensione apparsa sul Mucchio di Dicembre 2010

di Carlo Babando

A volte viene da pensare che New York, più che una metropoli dalla nascita tutto sommato recente, se paragonata a quelle delle “colleghe” europee, sia quasi un essere vivo e pensante. Un gigante fatto di cemento e vetro, chilometri di verde e milioni di persone. Un gigante che respira tra lo smog delle macchine e le urla dei passanti: infinite lingue che si calpestano, che cantano o si fanno la guerra, che si dicono amore utilizzando così tanti accenti diversi che è difficile anche solo venirne a capo.
Atterrare all’aeroporto JFK di New York, cartina alla mano, e avere la pretesa di ritornare a casa una settima dopo con la soddisfazione di averla visitata davvero è un’ingenua utopia: la si può vedere, annusare, di certo non vivere come si vorrebbe, men che meno comprendere. Per chi avesse dei dubbi ecco giungere al riguardo questo contributo di Mario Maffi, docente universitario di cultura anglo-americana nonchè saggista di vaglia (ricordiamo, tra gli altri, l’ottimo lavoro sul Mississipi di un paio d’anni fa e ancora la sfiziosa disanima La cultura underground); ma, soprattutto, uno che New York l’ha abitata per davvero, amandola alla follia e sviscerandone i segreti non con la curiosità malsana dell’europeo in cerca di esotismo da quattro soldi, ma con l’acume dello studioso che è anche appassionato conoscitore di musica, cinema e chi più ne ha più ne metta.
Non stupirà perciò godersi il viaggio attraverso dieci itinerari diversi – ponti, parole, suoni, mappe, etc. – uno più bello dell’altro, attraverso i quali fare la conoscenza dei nativi americani che abitavano l’isola prima dell’arrivo dell’uomo bianco e poi catapultatisi tra le fronde nodose dei piccoli parchi “autonomi” che nascono nel bel mezzo del ghetto, o ancora osservare da vicino l’influenza che la città ha avuto sulla musica di Lou Reed o Willy Deville o sui ritmi della prosa di Dos Passos e Paul Auster.
Dettaglio non da poco che le quasi trecento pagine del volume siano arricchite da un ottimo corredo iconografico in bianco e nero: scorci desueti su storici quartieri, ritratti di poeti e musicisti, immagini di una New York enorme in continuo, inarrestabile e meraviglioso movimento.


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Pubblicato: 30.12.2010
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