L'ultimo grande romanzo postmoderno? ╚ il rock

L'ultimo grande romanzo postmoderno? ╚ il rock

Recensione apparsa l'Unità del 12 Gennaio 2011

di Roberto Brunelli


L’unità riporta un bell'articolo su Rock e fiction letteraria, citando, tra gli altri, il memoire Le biciclette bianche del mitico Joe Boyd, edito da Odoya.


Che il rock’ n’ roll abbia trovato, finalmente,
una sua dimensione letteraria,
che vada oltre le folgorazioni
di una canzone lunga quattro minuti?
Pare proprio di sì: da Richards a Mari,
la narrazione si fa densa…

[...] Un’epoca leggendaria, questo si sa, la cui dimensione squisitamente letteraria sembra però prendere corpo solo adesso.
In questo senso, abbiamo due esempi opposti ma complementari: un libro quasi passato inosservato in Italia come
Le biciclette bianche  di Joe Boyd (edito Odoya) e il notevolissimo romanzo Rosso Floyd di Michele Mari (Einaudi).
Il punto di incontro tra i due è la figura di Syd Barret: Boyd fu, infatti, il produttore del primo singolo dei Pink Floyd (e successivamente Nick Drake, della Incredible String Band e dei Fairport Convenction, tanto per citarne tre di culto), il secondo ha costruito intorno alla figura del primo leggendario chitarrista della band inglese una narrazione a cerchi concentrici, una sorta di istruttoria a più voci per giungere al cuore emotivo di una delle vicende umane più drammatiche ed emblematiche della storia del Rock.

Ricordi & Invenzioni
I due libri, ovviamente, stanno agli antipodi: nel senso che Boyd racconta in prima persona un mondo in evoluzione, con Mari siamo nella pura invenzione letteraria.
Il fascino di Boyd non sta solo nel fatto che era fisicamente presente quando Londra diventa capitale della psichedelica, quando Dylan ha la sua «svolta elettrica» al festival di Newport oppure quando a Woodstock l’utopia era una tempesta perfetta ma pacifica, ma è anche testimone del passaggio dagli ultimi eroi jazz e del blues ai tumulti della rock revolution.
Rispetto ad altri testimoni d’epoca Boyd è un annotatore sopraffino, capace di cogliere anche i sommovimenti più sotterranei di una realtà complessa.
Mari invece abita altre dimensioni narrative: capace come pochi in Italia di attingere ad una lingua «alta», utilizza la sua scrittura per una costruzione quasi magica in cui prende vita un gran numero di personaggi, tra cui gli altri Floyd, vari produttori (persino lo stesso Joe Boyd), altri musicisti come Eric Clapton, David Bowie, Robert Wyatt, Brian Jones, registi come Kubrick e Antonioni, celebrità personalità anonime e sinanche entità ultraterrene, tutti a testimoniare intorno alla figura e alla morte di Barret per arrivare ad una «scomoda verità» strettamente avviluppata intorno alla stessa musica dei Pink Floyd […]


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Pubblicato: 13.01.2011
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