Bob Dylan su TuttoLibri de La Stampa

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BOB DYLAN, LE CANZONI CHE RACCONTANO GLI USA
Recensione apparsa su TuttoLibri de La Stampa, il 10 Settembre 2011

di Sandro Cappelletto

Estate del 1963, retropalco di un concerto nel New Jersey di Johan Baez, che per qualche pezzo si è fatta accompagnare da un amico con la chitarra «dall’aria trasandata , come coperto di polvere, con le spalle curve». «Sei stato fantastico», dice a quel ragazzo un giovane critico. «Ho fatto cagare. Una vera merda», risponde il giovane cantante.
Finisce così il primo incontro tra Greil Marcus e Bob Dylan, che da quel giorno non si perderanno più di vista. L’ampio volume che esce ora in Italia –a pochi mesi dalla pubblicazione negli Stati Uniti e nella scorrevole traduzione di Barbara Sonego (Odoya Cult Music, pp 473, 30 €)non solo raccoglie la quasi totalità degli scritti, ampi come un saggio, oppure fulminei come un pensiero breve, dedicati all’oggi settantenne Dylan da un eminente studioso del mondo pop, ma diventa una riflessione sul rapporto tra musica e storia contemporanea negli Usa.
Marcus, californiano, laureato in scienze politiche, docente universitario, collaboratore di varie riviste come Rolling Stone e The Village Voice, è persuaso che «i brani di Dylan possono fungere da metafore, arricchendo la nostra vita, dandoci uno spaccato casuale dei miti che portiamo con noie del presente che viviamo». La sua musica è «una questione di possibilità», fortemente emotiva. L’autore, con efficace tenacia. Spesso con acutezza, in una prosa che non si nega la libertà di immagini, tiene assieme analisi musicale, commento dei testi, attenzione alla vocalità, evoluzione espressiva di Dylan nel corso del tempo. Lo ama e ne prende le distanze, con una liberà di sguardo che ogni critico, ogni studioso non dovrebbe mai dimenticare, sia pure di fronte al suo idolo. Esemplare la demolizione del famoso concerto «per» (?) il Bangladesh. Il Vietnam, gli anni di Clinton e dei Bush, le nuove guerre: le canzoni e la storia camminano assieme.
«Sono nato nel 1941, Era l’anno in cui fu Bombardata Pearl Harbor. Da allora ho vissuto in un mondo di oscurità, ma adesso sembra che le cose stiano per cambiare», così Dylan al concerto di Minneapolis, un attimo prima che la Cnn annunci l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti. Aveva appena cantato The Times They Are A-Changing e Blowin’ in the Wind. Senza trionfalismo, «trasformandole in una specie di lamento funebre», dice Marcus, «in un avvertimento», perché ora sarebbe stata la gente a fare o non fare «la storia della quale quelle canzoni sono portavoce».
E questo è un colpo da maestro.


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Bob Dylan di Greil Marcus (Odoya editore)

Pubblicato: 13.09.2011
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