Bob Dylan sul Mucchio

Bob Dylan sul Mucchio

Recensione apparsa sul Mucchio di Ottobre 2011

di Gianluca Veltri

Ai media piacciono le idee semplici.
Il necrologio di Dylan è già confezionato, secondo Marcus.
Se le pietanze precotte non fanno per voi, è consigliato il tomaccio del grande critico americano. Non è un volume che pretende di avere inizio e fine: è una raccolta che contiene quel che Marcus ha scritto su Dylan. Tanto.
Recensioni, resoconti, osservazioni e commenti su riviste, quotidiani e settimanali. A partire da un incontro folgorante (per Marcus) del 1963, in una polverosa esibizione di quello sconosciuto magro e scalcinato, al fianco di Joan Baez. Che fortuna, scrive Riccardo Bertoncelli nella Prefazione, per quello scrittore ventenne, sul punto di scegliere l’ossessione della vita, imbattersi in un campus, nei primi Sixties, in una favolosa leggenda che ancora tale non era. Fortuna legittimata poi dal critico di Rolling Stone, che in quarant’anni e più seguirà la leggenda scrutandone ogni increspatura, decifrandone ogni mossa.
Dylan, oracolo in fuga, ha suscitato “un tale livello di partecipazione personale, sia negli ammiratori sia nei detrattori, da non potersi permettere nessuna azione casuale”. Più di metà del libro è stata scritta negli ultimi tredici anni, perché, per Marcus, quel che Dylan ha fatto in questi ultimi tempi moderni ha rimesso nuovamente in gioco tutta la sua opera precedente. E “reclama un significato assoluto e infinito, per le canzoni che canta ora”. La conversazione sulla musica di Dylan ha reso l’esistenza di molti assai più interessante di quanto sarebbe stata altrimenti, innalzando il valore delle vite di chi vi ha preso parte, sostiene Marcus, che pure non è tenero con il songwriter del Minnesota, e sovente non gliele manda a dire: si legga il suo pezzo su Street Legal. Quello che le canzoni di Dylan posseggono - “canzoni con infinite vite” - è lasciare all’ascoltatore un senso di libertà, chiedendogli gli straordinari: “la grande arte popolare conduce il pubblico in luoghi di cui l’artista, semmai, ha avuto fugace visione solo grazie all’istinto”. L’artista consumato ci porta dove vuole lui; Dylan invece in un sacco di posti interessanti e imprevisti, pericolosi. Come Truffaut.


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Bob Dylan di Greil Marcus (Odoya editore)

Pubblicato: 30.09.2011
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