Storia dei mercenari sul Messaggero

Storia dei mercenari sul Messaggero

I GUERRIERI SENZA PACE
Recensione apparsa su Il Messaggero il 12 Settembre 2012


Con questa breve chiosa, il Messaggero del 12 Settembre pubblica l'introduzione di Storia dei Mercenari, riportiamo entrambi.

Esce nelle librerie Storia dei Mercenari. Da Senofonte all’Iraq di Anthony Mockler, scrittore e giornalista inglese che ha seguito per oltre vent’anni l’attività dei soldati mercenari. La loro storia è in qualche modo la storia stessa della guerra e l’autore ne ripercorre l’evoluzione da Senofonte passando per l’Impero romano e il Medioevo feudale fino ai condottieri del Rinascimento e all’attualità irachena.

Introduzione di Marco Guidi:
Quello del mercenario non è forse “il mestiere più antico del mondo” (sappiamo quale sia), ma quasi. Se si considera che faraoni come Ramses II avevano una guardia mercenaria composta da sardi, la temuta Guardia sardhana, che gli eserciti ittiti usavano arruolare i famigerati pirati lici e che gli Assiri ricorrevano ai montanari dello Zagros, si può comprendere come il mestiere di guadagnarsi la vita con le armi abbia origini antichissime. In pratica si può dire che nemmeno l’invenzione dello stato-nazione, a partire dalla Rivoluzione francese, abbia mai decretato la fine dei mercenari che, dall’antichità al Medioevo, attraverso il Rinascimento e le grandi guerre di religione e quelle dei re del XVII e XVIII secolo, sono arrivati fino a noi. E non parliamo solo dei reparti gurkha dell’esercito britannico o dei legionari francesi e spagnoli che, a ben vedere, sono solo tecnicamente dei mercenari, visto che giurano fedeltà alla bandiera dello Stato che li arruola e solo per quello si battono. Parliamo di coloro che mettono in vendita se stessi e le loro armi per chi è in grado di pagarli, magari consentendo loro il diritto di saccheggio o di sfruttamento di risorse naturali, come è capitato per decenni in Africa.
Ma forse il termine mercenario non può essere inteso in un solo senso. Mercenari erano i greci che combatterono le guerre seguite a quella del Peloponneso nel V-IV secolo avanti Cristo, e tra loro come non ricordare i Diecimila cui Senofonte dedicò la sua meravigliosa Anabasi? Mercenari erano i frombolieri delle Baleari e gli arcieri cretesi che affiancarono le legioni romane, i soldati barbari di ogni stirpe che componevano gli eserciti di Bisanzio. Ma qui siamo sempre di fronte a guerrieri spinti o dal bisogno o dalle circostanze e dalle usanze sociali a vendere se stessi, singolarmente o in gruppi, al miglior offerente. Le cose cambiano nel Medioevo, ancor più nel Rinascimento. E cambieranno ancora con l’irrompere nella scena della guerra prima delle compagnie di ventura italiane, poi dei tremendi quadrati svizzeri, poi dei lanzichenecchi, questi ultimi due destinati a dominare i campi di battaglia fino alla comparsa dei tercios spagnoli (non a caso una formazione “nazionale”), in un duello che, mutatis mutandis, ripeterà quello antico tra la falange macedone e la legione romana. E ancora numerosi sono stati i mercenari al servizio dei grandi reami d’Europa: l’Austria, la Prussia, la Francia e l’Inghilterra. Pochi, ad esempio, sanno che gran parte delle truppe inglesi che combatterono i patrioti americani durante la guerra d’Indipendenza delle tredici colonie non erano affatto nati sul suolo inglese o britannico ma provenivano dalla tedesca Assia.
A volte i mercenari aiutarono i loro capi a divenire sovrani, come capitò a Francesco Sforza con Milano, poi arricchirono con le paghe e il bottino le loro povere valli alpine (ed è il caso della Svizzera), diedero origine alla nascita dei primi signori della guerra durante le guerre di religione, un esempio per tutti quello di Wallenstein. Infine furono fonte di introiti per quegli Stati che letteralmente affittavano i loro soldati a battaglioni interi ad altre potenze, e questo è il caso, appunto, dell’Assia (ma non solo) con la Gran Bretagna.
Con le grandi guerre del XIX e del XX secolo, e con la sola eccezione della Legione Straniera francese, per i mercenari pare arrivare l’età del tramonto, anche se in realtà le truppe coloniali usate da tutti gli Stati che ne potevano disporre somigliavano parecchio ai reparti mercenari del passato. In ogni caso, però, queste ultime combattevano sotto la bandiera della potenza coloniale, guidate da ufficiali che ne provenivano.
Le cose cambiano dopo la fine della Seconda guerra mondiale: il mondo era pieno di soldati disoccupati, di sradicati, di profughi, di avventurieri. Per loro, a parte la solita Legione francese, negli anni Sessanta si spalancò un intero continente, l’Africa. L’Africa delle recenti indipendenze, delle guerre tribali, degli interessi delle grandi compagnie minerarie, delle potenze ex coloniali, dello scontro tra America e Urss. Fu l’epoca d’oro dei mercenari vecchio stile e il Congo ex belga con le sue immense ricchezze divenne il teatro principale, ma tutt’altro che unico, delle loro imprese, almeno fino a che il gioco valse la candela e fino a che ai grandi burattinai della politica e dell’economia i mercenari fecero comodo. Poi venne il tempo degli “aiuti fraterni” da parte dei paesi comunisti, Cuba in prima fila, e dei consiglieri militari a stelle e strisce. Le ultime guerre combattute anche da mercenari furono quelle dei Balcani, dove, da parte croata e serba, si usarono “specialisti” provenienti da mezza Europa, mentre, a fianco dei musulmani, arrivarono volontari da tutto l’immenso mondo islamico. Un po’ quello che capita ancora in Cecenia, dove i combattenti islamici sono affiancati da volontari arabi, afghani, pakistani, uzbechi venuti a combattere il loro jihad. Il che, a ben vedere, non è esattamente la stessa situazione dei mercenari: un combattente per motivi ideologici o religiosi è diverso da chi si batte per una paga. L’aspetto religioso e ideologico pare aver messo in ombra quello del tradizionale soldato di ventura.
Tutto questo, però, non ha significato la fine dei mercenari, bensì la loro trasformazione: sparirono i soldati di ventura e apparvero i contractor. Nome anodino che viene usato insieme a quello di esperti nella protezione. I contractor, a differenza dei semplici mercenari, sono il frutto della fine degli Stati razzisti e bianchi dell’Africa. Con la scomparsa del potere bianco in Rhodesia e in Sudafrica migliaia di combattenti delle truppe speciali e delle varie polizie si trovarono non solo a vivere in un mondo che non era più loro, ma senza possibilità di sussistenza. Nacquero così le grandi compagnie di sicurezza come la sudafricana Executive Outcomes, seguita da analoghe imprese statunitensi, come la Blackwater, britanniche, europee, israeliane. Esiste però una differenza tra i vecchi mercenari di un tempo e i moderni contractor: questi ultimi lavorano spesso per governi o agenzie governative. Molti Stati, in primis l’America, hanno scoperto che non possono o non conviene usare i propri soldati per certe operazioni, quindi eccoli ricorrere alle milizie in affitto, la sola Blackwater riceve incarichi da centinaia di milioni di dollari dal Pentagono, dalla Cia, da altre istituzioni ufficiali. Ecco quindi contractor in Iraq, in Afghanistan, nella solita Africa, in Sudamerica, in Asia. Ecco le grandi compagnie assumere guardie del corpo, protettori degli impianti in zone a rischio, esperti di tecnologie belliche provenienti da tutti gli eserciti del mondo. Mai come ora quella del mercenario è una professione richiesta, e remunerata. Per convincersene basta leggere il mensile Soldier of Fortune.
Insomma, la guerra continua a essere un affare e, paradossalmente, un mezzo per guadagnarsi da vivere. Vengono in mente le parole di quel generale svizzero al servizio della Francia: «Cosa volete che me ne importi se è stata firmata la pace? Io farò sempre la guerra».


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Pubblicato: 08.10.2012
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