Viaggi Postumi su Tuttolibri de La Stampa

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LA MERAVIGLIOSA DANZA MACABRA DEGLI ILLUSTRI ESTINTI
Recensione apparsa su Tutto Libri de La Stampa il 06 Ottobre 2012


di Alessandra Iadiccio

Quando intrapresero i loro Viaggi Postumi (trad. di Ariase Barretta), gli illustri protagonisti delle storie dell’argentino Omar Lopez Mato, non c’erano più. Defunti, dipartiti, spesso spariti: senza lasciare traccia delle loro spoglie mortali. Emblematico che ad inaugurare la rassegna allestita da questo erudito (e un po’ necrofilo) collezionista di curiosità storiche, il capofila della sinistra sfilata organizzata in una secolare Wunderkammer mortuaria, sia Mausolo: il satrapo della Caria Anatolica cui nel IV secolo a.C. fu intitolato il primo «mausoleo» della storia. Il sontuoso edificio funebre, che fu tra le sette meraviglie dell’antichità, rimase vuoto dal giorno della morte del suo ospite, del quale la sorella e sposa Artemisia aveva bevuto le ceneri dissolte nel vino.
Con il tetro brindisi si apre la festa, la danza macabra, il divertissement narrativo che – basato su storie vere – racconta di tombe disertate, santi rubati, bare profanate, cadaveri mutilati. O dolcemente conservati: come quello di Alessandro Magno, che fu immerso nel miele affinché il suo corpo integro, intatto (e appiccicoso) potesse legittimare il suo possessore a rivendicare la totalità del suo impero. Poi però, mentre Tolomeo d’Egitto, il fratellastro Filippo e il generale Perdicca si contendevano il potere e la salma caramellata, questa andò perduta, e il feretro d’oro e cristallo che avrebbe dovuto contenerla non trovò mai sede nell’impero smembrato.
Più amara o salata fu la sorte di chi in esilio aveva imparato «siccome sa di sale lo pane altrui»: Dante Alighieri. Cacciato da Firenze, morì a Ravenna e ai propri concittadini che due secoli dopo la sua morte ancora ne reclamavano le spoglie, non fu restituito che in una manciata di polvere: raccolta dal fondo dell’urna svuotata dai francescani ravennati ansiosi di assicurarsi la tomba del poeta che aveva viaggiato nell’oltretomba.
Voltaire, già cadavere, fu vestito, calzato, seduto in carrozza e messo in viaggio verso il camposanto di Ferney perché sfuggisse agli ecclesiastici parigini che volevano bandire il filosofo anticlericale da ogni terreno consacrato. Quando poi i rivoluzionari francesi accolsero nel Pantheon della Ville Lumière il loro eroe riabilitato, gli erano stati sottratti cuore e cervello.
Cervelli in fuga furono anche quelli di Einstein, Bach e Descartes: rapiti da feticisti, anatomisti e frenologi. A Napoleone invece, quando da Sant’Elena fu tradotto esanime a Saint-Denise, vennero tolte altre membra: quattro costole vendute come souvenir; un’ulcera perforata spedita al collegio dei chirurghi di Londra, e un minuscolo «tendine» spacciato per l’imperial membro virile, esiguo tanto da giustificare l’infedeltà di Giuseppina e gli impacci erotici del suo possessore. Irriverenti, invereconde, inquietanti o esilaranti, le storie di Lòpez Mato lasciano nel lettore che le prende cum grano salis una sola punta di disagio: derivante dal fatto d’esser state scritte senza autorizzazione sulla pellaccia altrui.


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Pubblicato: 15.10.2012
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