Funk su il Mucchio

Funk su il Mucchio

Recensione apparsa su Mucchio di giugno 2010

di Michele Benetello

Se è vero, come spesso si suole scherzare, che la vitalità di una scena è inversamente proporzionale al numero di libri ad essa dedicati, allora il funk gode ancora di ottima salute. A differenza del rock, del jazz e del soul, sono pochi e nemmeno troppo esaustivi i saggi che hanno voluto affrontare la sfuggente materia. Spesso sottovalutato e liquidato come mera merce d’intrattenimento spiccio, il funk è stato la pietra d’angolo sulla quale si è fondata la grande chiesa dance.
Arriva dunque questo preciso saggio di Rickey Vincent a colmare la lacuna, ormai fuori catalogo da tempo  e prontamente ristampato dalla fresca Odoya. Un lungo viaggio ramificato su cinquant’anni di groove e luciferine cadenze black: da Maceo Parker e James Brown passando per Harbier Nhancock , Sly Stone, Prince, Africa Bambataa e le derive hip hop è un godurioso e sculettante sussidiario intriso di sudore e sezioni ritmiche telluriche. Il funk è stato l’oppiaceo traghettatore tra il jazz e la dance, e non serve continuare a citare la famosa boutade di James “Blood” Ulmer per capire che alcuni tra i più rivoluzionari musicisti del secolo scorso provenivano da quelle strutture armoniche.
Da sempre il funk è il suono più vicino all’Africa, in qualsivoglia modo potesse venire declinato rimaneva comunque un ancestrale viaggio nelle radici del popolo nero, al continuazione del groovy di arcaiche strutture ritmiche. E’ divertimento, consapevolezza e fatica, è l’altra faccia del blues, quella che denuncia e (talvolta) s’incazza facendo ballare. Persino certa house è forgiata su un’impronta d’ebano pesantemente avvinghiata su un groove funky, così come si potrebbe discernere per eoni se l’imbastardimento della disco col funk abbia provocato la rovina di quest’ultimo  o l’impennata qualitativa della prima. Ciò che importa davvero sonno le 410 interessantissime pagine dal ritmo in 4/4 in un messaggio di speranza, rabbia, acconciature improponibili, battere di mani e una puntuale discografia.


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Pubblicato: 16.06.2010
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