Catalogo Arti Letteratura La vera storia di Edgar Allan Poe
volume illustrato Collana: OL - Odoya Library Numero di collana: 399 Isbn: 978-88-6288-586-7 Pagine: 368 Formato: copertina flessibile con alette Misure: 15.5 x 21 cm Data di pubblicazione: 2020 Autore: Teresa Campi

La vera storia di Edgar Allan Poe

Teresa Campi

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22,80€ 24,00€

La chiave per decifrare il mistero Edgar Allan Poe è introvabile. La teneva in tasca lui stesso quando fu trovato riverso su un marciapiede di Baltimora: fu malmenato, derubato o assassinato? Sarebbe morto comunque perché malato?
Alcolismo, depressione, perversione, mania di persecuzione: che nome dare alla sua malattia? Di sicuro ne aveva una: la Letteratura, alla quale sacrificò denaro, amore, prestigio.
Il termometro della febbre si chiamava Poesia e lo scopo della guarigione Bellezza, intesa come verità, aspirazione eterna, fine ultimo dell’uomo, da ricercarsi ovunque, persino nella deformità, nel grottesco, nell’intelligenza analitica e negli abissi del cuore umano.
Edgar Allan Poe fu soprattutto un veggente: anticipò la critica moderna e generi letterari come la detective story e il gotico moderno, in una società – quella americana degli inizi dell’Ottocento – priva di una cultura nazionale, che sarebbe sprofondata, da lì a poco, nella tragedia della Guerra Civile.
Come autore fu disprezzato dai più; costretto ai margini come giornalista, non pubblicò mai per intero una raccolta né di racconti, né di poesie. Solo nel suo ultimo anno di vita conobbe una certa fama grazie alla poesia Il Corvo, composta come estremo "graffio" al mondo che lo ignorava. Abbandonato a più riprese dagli affetti più cari, assaporò l’amore solo per essere costretto a separarsene.
In vita sua guadagnò poco più di 300 dollari e scrisse i suoi migliori racconti sotto l’urgenza della fame e del freddo: tanto gli costò il suo posto nella letteratura mondiale.

"Talvolta la coscienza dell’uomo sopporta un fardello così pesante
di orrore che può essere scaricato solo nella tomba.
Così l’essenza di tutti i crimini resta sconosciuta".
– Edgar Allan Poe, L’uomo della folla –


"Non c’è in natura una passione più diabolicamente impaziente
di quella di colui che, tremando sull’orlo di un precipizio, medita di gettarvisi".
– Edgar Allan Poe, Il genio della perversione –

Teresa Campi

Teresa Campi, nata a Terracina, è romana di adozione. Ha studiato all’Università La Sapienza di Roma: suoi maestri Elémire Zolla ed Elio Chinol. Ha conseguito un master in Educazione alla Pace e svolto corsi in nome del World Compassion for Children International sui diritti umani, fondato dal premio Nobel Betty Williams.

Ha esordito come giornalista ai culturali di Paese Sera e ha pubblicato Il canzoniere di Isabella Morra (Bibliofilo, 1980); Cenere e polvere (Savelli, 1981); Le ore casalinghe (Il Bagatto, 1982); Sul ritmo saffico (Bulzoni, 1983); Il sangue e l’oblio (Edizioni del Girasole, 1996); Le cucine desolate (Manni, 1999); Storia elementare (Manni, 2006); D’Amore e morte. Byron, Shelley e Keats a Roma (Albeggi, 2016). Ha tradotto opere di Renée Vivien, Pétrus Borel, Pierre Louÿs e il carteggio di P.B. Shelley: Morire in Italia (Archinto, 1986).

Introduzione
1. La camera della morte rossa
2. Le grandi speranze e il primo terrore
3. Bagliori di fuoco a teatro
4. Lo scenario bianco della doppia identità
5. Il grigiore di Londra
6. Il colore nero dell’ambiguità
7. L’inquieta notte del primo amore
8. Egli ha un padre, eppure è senza padre
9. Iscrizione all’Università del vizio
10. Boston, speranze di gloria
11. In cerca di nuove adozioni
12. L’Accademia Militare di West Point
13. Il fuoco della letteratura e le peripezie di sopravvivenza
14. Il graffiante debutto di un diseredato 
15. Le tombe violate di Berenice e Morella
16. Tutto ciò che ho amato, l’ho amato da solo 
17. La penna al vetriolo di un pioniere
18. Gli abissi di Arthur Gordon Pym
19. Nome, pseudonimo e doppio
20. Ligeia: l’anima della bellezza
21. Racconti del grottesco e dell’arabesco
22. I segreti che non si lasciano rivelare
23. Il genio sogna un posto alla dogana
24. La mente perfetta di Auguste Dupin
25. Le dita della morte sul petto della fanciulla
26. La stellata speranza
27. Il mondo non è che un crittogramma 
28. Bizzarrie della perversità
29. Giri esorbitanti di bare e mongolfiere
30. Le angosce e la fretta del non morente
31. Nevermore: il lungo addio
32. Lampi di gloria, d’amore e d’alcol
33. Il genio della modernità: chiaroveggenza e autodistruzione
34. Amicizie amorose, malignità e vendette
35. L’ultimo canto. La notte delle notti
36. La mappatura del destino
37. Il cuore è un liuto sospeso 
38. L’amore incompiuto con Marie Louise Shew
39. Dolce amica, cara amica
40. Laggiù in fondo al sogno estremo
41. Promesse sfumate e matrimoni mancati
42. Il guardiano del faro
43. Ecce homo

Memorie
Note bibliografiche 

La chiave per decifrare il mistero Edgar Allan Poe è introvabile. La teneva in tasca lui stesso quando fu trovato riverso su un marciapiede di Baltimora: fu malmenato, derubato o assassinato? Sarebbe morto comunque perché malato?
Alcolismo, depressione, perversione, mania di persecuzione: che nome dare alla sua malattia? Di sicuro ne aveva una: la Letteratura, alla quale sacrificò denaro, amore, prestigio.
Il termometro della febbre si chiamava Poesia e lo scopo della guarigione Bellezza, intesa come verità, aspirazione eterna, fine ultimo dell’uomo, da ricercarsi ovunque, persino nella deformità, nel grottesco, nell’intelligenza analitica e negli abissi del cuore umano.
Edgar Allan Poe fu soprattutto un veggente: anticipò la critica moderna e generi letterari come la detective story e il gotico moderno, in una società – quella americana degli inizi dell’Ottocento – priva di una cultura nazionale, che sarebbe sprofondata, da lì a poco, nella tragedia della Guerra Civile.
Come autore fu disprezzato dai più; costretto ai margini come giornalista, non pubblicò mai per intero una raccolta né di racconti, né di poesie. Solo nel suo ultimo anno di vita conobbe una certa fama grazie alla poesia Il Corvo, composta come estremo "graffio" al mondo che lo ignorava. Abbandonato a più riprese dagli affetti più cari, assaporò l’amore solo per essere costretto a separarsene.
In vita sua guadagnò poco più di 300 dollari e scrisse i suoi migliori racconti sotto l’urgenza della fame e del freddo: tanto gli costò il suo posto nella letteratura mondiale.

"Talvolta la coscienza dell’uomo sopporta un fardello così pesante
di orrore che può essere scaricato solo nella tomba.
Così l’essenza di tutti i crimini resta sconosciuta".
– Edgar Allan Poe, L’uomo della folla –


"Non c’è in natura una passione più diabolicamente impaziente
di quella di colui che, tremando sull’orlo di un precipizio, medita di gettarvisi".
– Edgar Allan Poe, Il genio della perversione –

volume illustrato Collana: OL - Odoya Library Numero di collana: 399 Isbn: 978-88-6288-586-7 Pagine: 368 Formato: copertina flessibile con alette Misure: 15.5 x 21 cm Data di pubblicazione: 2020 Autore: Teresa Campi
Teresa Campi

Teresa Campi, nata a Terracina, è romana di adozione. Ha studiato all’Università La Sapienza di Roma: suoi maestri Elémire Zolla ed Elio Chinol. Ha conseguito un master in Educazione alla Pace e svolto corsi in nome del World Compassion for Children International sui diritti umani, fondato dal premio Nobel Betty Williams.

Ha esordito come giornalista ai culturali di Paese Sera e ha pubblicato Il canzoniere di Isabella Morra (Bibliofilo, 1980); Cenere e polvere (Savelli, 1981); Le ore casalinghe (Il Bagatto, 1982); Sul ritmo saffico (Bulzoni, 1983); Il sangue e l’oblio (Edizioni del Girasole, 1996); Le cucine desolate (Manni, 1999); Storia elementare (Manni, 2006); D’Amore e morte. Byron, Shelley e Keats a Roma (Albeggi, 2016). Ha tradotto opere di Renée Vivien, Pétrus Borel, Pierre Louÿs e il carteggio di P.B. Shelley: Morire in Italia (Archinto, 1986).

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